(iStock)

Plasticòsi

di Fabio Meliciani

Laser
Lunedì 30 novembre 2015 alle 09:00
Replica alle 22:35

Il confine fra la passione entusiasta per qualcosa di nuovo e l’impossibilità di farne a meno è sottile, nel caso della plastica questa linea l’abbiamo passata da tempo. E così abbiamo finito per ammalarci un po’ tutti di plasticòsi, nome fantasioso, ispirato ai troppi giochi “plasticosi”, appunto, dei nostri bambini, e che indica la dipendenza da quello stupefacente materiale creato dall’uomo, che da più di cinquant’anni condiziona la nostra vita e che senza preoccuparci troppo delle sue tante forme chiamiamo "plastica". La Plasticòsi si manifesta attraverso il distratto e compulsivo accumulo di oggetti di plastica, di cui poi ci liberiamo con eccessiva leggerezza. E così, tonnellate di plastica si accumulano nei nostri mari, creando nuovi mondi, lebbrosari galleggianti, ricettacolo di tutti quegli oggetti usati e poi gettati via. Uscita dai laboratori del Politecnico di Milano, la plastica, da risorsa innovatrice del costume e della società, oggi è diventata un problema, eppure difficilmente possiamo farne a meno. In attesa della conferenza di Parigi sul clima COP21 proveremo a riflettere sulla plastica, la sua storia, l’uso che ne facciamo e le possibili alternative. Qualcuno ha detto che la plastica è il materiale che Dio si è dimenticato di creare… forse oggi ne capiamo anche il motivo.

 

Anty Pansera, critica e storica dell'arte e del design

Ugo Bardi, prof. di chimica, Università di Firenze

Maria Cristina Finucci, architetto e artista, fondatrice del progetto: The Garbage Patch State

David Michael Karl, prof. di oceanografia, Università delle Hawaii

Ora in onda Modem In onda dalle 19:25
Brani Brani in onda Gendarmerie - Emanuele Belloni Ore 19:29