Sergio Ferrari – Grand Hotel Coronda

di Olmo Cerri

Tre anni di prigionia durissima nel carcere argentino di Coronda (fra Rosario e Santa Fe). Padiglione numero cinque, l’ala riservata ai detenuti politici che la dittatura di Jorge Videla inseriva nel cosiddetto “programma di pensionamento” - rassicurante eufemismo dietro al quale si celava l’obiettivo di distruggerli psicologicamente. Ma oggi, di fronte agli occhi vivaci di Sergio Ferrari, ai suoi modi gentili, alla sua travolgente vitalità, sappiamo che quel programma - almeno per lui - ha fallito. A sorprendere nella testimonianza di Ferrari, oggi apprezzato sindacalista e giornalista in Svizzera, non è solo il racconto delle sofferenze e delle torture subite, ma soprattutto la sua reazione e quella dei suoi compagni di sventura, capaci di mettere in piedi un incredibile sistema clandestino di solidarietà per sopravvivere all’interno di quelle mura invalicabili. Un percorso di resistenza collettivo raccontato in un volume di recente pubblicazione - “Grand Hotel Coronda”, edizioni Albatros - proprio dai protagonisti di quella vicenda riuniti nel Collettivo El Periscopio.