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Vent’anni di Adoc

Un modello educativo pionieristico nato nella Svizzera italiana

disagio giovanile

ADOC – Adolescenti in connessione compie vent’anni. Il progetto della Fondazione Amilcare rappresenta oggi una delle esperienze più significative e innovative nella presa in carico educativa di adolescenti in difficoltà nella Svizzera italiana. Nato a metà degli anni Duemila su mandato dell’Ufficio famiglie e giovani del Cantone Ticino, ADOC si sviluppa per dare una risposta efficace al disagio adolescenziale e ai limiti dei modelli residenziali tradizionali.

ADOC si propone come un’alternativa valida al foyer: appartamenti autonomi, non di proprietà della Fondazione, scelti e abitati dai ragazzi stessi, con il supporto di una coppia educativa di riferimento. Un progetto rivolto principalmente a ragazze e ragazzi a partire dai 16 anni che non riescono a sostenere la vita comunitaria o le regole più strutturate dei servizi tradizionali, ma che non rifiutano l’accompagnamento educativo in quanto tale.

Al centro di ADOC, la relazione, la responsabilizzazione e la costruzione progressiva dell’autonomia, senza una presenza educativa continua ma con un contatto costante e flessibile. A distanza di vent’anni, ADOC si conferma un’esperienza pionieristica che ha accompagnato centinaia di adolescenti verso l’età adulta, dimostrando come un modello meno contenitivo e più personalizzato possa rispondere in modo efficace a situazioni di forte fragilità.

A raccontare ADOC, e le differenti realtà di presa a carico degli adolescenti nella Svizzera italiana sono l’educatore Enzo Mirarchi, fra coloro che hanno dato vita al progetto della Fondazione Amilcare e co-autore del saggio Adolescenti in connessione. Un modello flessibile di presa in carico educativa (Franco Angeli, 2018). Insieme a lui Mario Ferrarini, direttore della Fondazione Antonia Vanoni, incaricato di sviluppare il progetto pedagogico del centro chiuso per minorenni La Clessidra, e Gian Paolo Conelli direttore della Fondazione Amilcare e coordinatore, insieme a Mario Ferrarini, del CODICEM, l’organismo che riunisce i principali centri educativi per minorenni in Ticino.

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