(Keystone)

Diritti umani, a che punto siamo?

A cura di Clara Caverzasio e Brigitte Schwarz

MOBY DICK
Sabato 14 ottobre 2017 alle 10:00

 

Il 10 dicembre 1948, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite proclamava la Dichiarazione universale dei diritti umani. Per la prima volta nella storia dell'umanità era stato prodotto un documento che riguardava tutte le persone senza distinzioni e per la prima volta veniva scritto che esistono diritti di cui ogni essere umano deve poter godere per la sola ragione di essere al mondo. Oltre un quarantennio dopo, negli anni Novanta del secolo scorso, la creazione dei due tribunali penali internazionali per l’ex-Jugoslavia e il Ruanda e l’inizio del processo che ha portato alla costituzione della corte penale internazionale permanente che ha sede all’Aja, hanno rappresentato il primo concreto impegno internazionale e il segnale di una nuova stagione dei diritti umani.

Nella riunione a Ginevra dello scorso mese di giugno, il Consiglio dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite ha denunciato pure che una donna su tre è ancora vittima di violenze nel mondo. Una stima difficile anche perché catalogare tutti i casi di abusi è un lavoro immenso e i numeri potrebbero essere largamente più importanti.

Stupri, morti, privazione della libertà d’azione, mutilazioni genitali, matrimoni forzati, la lista delle violenze sulle donne è lunga. Il rapporto del Consiglio dei diritti dell’uomo della Nazioni Unite (HCDH) pubblicato il 13 giugno stima che nel mondo sarebbero più del 30% le donne a subire violenze fisiche, sessuali o morali. Cifre che evidentemente non possono essere esaustive e che secondo la responsabile della commissione delle donne di Amnesty International, Jacqueline Deloffre, documentano una realtà solo parziale. Quali i limiti delle istituzioni nazionali e internazionali nell’assicurare la giustizia? Quale il ruolo della Svizzera? In che misura i diritti possono essere considerati universali laddove spesso vengono piegati alle esigenze dei singoli paesi? Di diritti umani, spesso violati e ignorati in luoghi geograficamente e culturalmente non sempre lontani da noi, si parlerà con Gabriela Giurìa, responsabile formazione e sviluppo attivismo di Amnesty International; Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, già titolare della cattedra di Storia della filosofia medievale all'Università degli Studi di Milano, autrice di molti libri sulla storia delle donne, e Paolo Bernasconi, avvocato, ex-procuratore pubblico, membro della Commissione Forum del Film Festival Diritti Umani di Lugano, già membro del Comitato internazionale della Croce Rossa e attualmente membro della Sezione svizzera di Human Rights Watch.

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