Era nata centocinquant’anni fa, Laura Orvieto, autrice di storie mitologiche ed epiche che meritano di essere annoverate tra i grandi classici per l’infanzia, proprio perché -per usare la celebre definizione di classico di Italo Calvino- «non hanno ancora finito di dire quello che hanno da dire». Soprattutto due tra i suoi volumi, Storie della storia del mondo, e Storie di bambini molto antichi, sono tuttora apprezzati dalle piccole lettrici e dai piccoli lettori, e mantengono freschezza e immediatezza anche rivolgendosi a bambini del Terzo Millennio.
Storie della storia del mondo è del 1911 e s’incentra sulle vicende dell’Iliade, e lo fa con un racconto-cornice in cui una mamma le narra ai suoi bambini, in uno scambio vivace e dialogico, dove i bimbi fanno domande, esprimono entusiasmo o disappunto, propongono soluzioni alternative, esattamente come farebbero i bambini di oggi.
Storie di bambini molto antichi (che ebbe una vicenda particolare, perché fu pubblicato alla fine del 1937, alla vigilia delle leggi razziali, che discriminavano la Orvieto in quanto ebrea, e quindi poi non fu distribuito per vari anni) racconta invece la dimensione fanciullesca di dei ed eroi, e lo fa in modo moderno, e scanzonato. In occasione di questo 150mo della nascita, il Gabinetto Scientifico Letterario Vieusseux di Firenze (città in cui Laura e il marito, Angiolo Orvieto, furono al centro della vita culturale) ha organizzato un convegno, dal titolo “150 anni di Laura Orvieto tra storie e nuove ricerche”.
Tra i relatori c’era Caterina del Vivo, già responsabile dell’Archivio Contemporaneo e dell’Archivio Storico del Gabinetto Vieusseux e tra i massimi esperti di Laura Orvieto. Con lei tracceremo un ritratto dell’autrice.
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