Ottocento anni fa, il Poverello d’Assisi non moriva, ma “transitava“, passava cioè dalla vita terrena a quella eterna, con una gioia e una serenità che ancora oggi interrogano e ispirano. Celebrare questo centenario assume il significato non solo di ricordare un evento storico, ma immergersi nel significato profondo di una scomparsa che, come disse Gilbert Chesterton, fece sì che «le stelle non videro mai un uomo morire così felice».
La morte di San Francesco, infatti, non fu un addio malinconico, ma un inno alla vita. Venti anni dopo la sua conversione, Francesco sentì l’ora della sua dipartita avvicinarsi. Lungi dall’essere turbato, chiese ai suoi frati più cari di cantare le lodi al Signore, intonando egli stesso un salmo di Davide. Conscio della fine imminente, ma soprattutto dell’inizio di una nuova vita, perdonò e benedisse tutti i suoi figli spirituali, presenti e assenti. Racconta la sua biografia che era «Circondato dai suoi frati, la sua anima si staccò dal corpo, ascendendo al cielo in una visione luminosa, come una stella che brilla più del sole» (cf. FF 508-14).
Un disco intitolato Gloriosus Franciscus firmato dall’Anonima Frottolisti ci guida nel percorso. Ospite al microfono di Giovanni Conti sarà Massimiliano Dragoni.
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