Il "Fuorioso" Veneziano

L’epopea di Orlando nella Serenissima, di Giovanni Conti

Non stupisce, nella Venezia del Cinquecento, il tentativo coltissimo e giocoso di ripensare in lingua locale il capolavoro dell'epica rinascimentale operato da Benedetto Clario e dato alle stampe nel 1552 “Per dar piacere a gli suoi amici”. Si ignora come tale “Orlando Furioso” veneziano sia stato diffuso, ma è chiaro che in ottava rima si scriveva e soprattutto si cantava, sulla base di moduli musicali al contempo fissi e flessibili, di cui ci sono rimasti vari esempi anonimi o d'autore, alcuni pubblicati proprio a Venezia dall’editore Petrucci. Il cantore tipicamente applicava le diverse arie per cantar ottave a passi epici di poeti celebri, mescolando forme melodiche fluide e intercambiabili tratte da un ampio repertorio: le Voci dell’Accademia hanno ripercorso questa strada e consapevoli di quali e quante interferenze si siano verificate tra le stanze di ottava rima, i poeti improvvisatori e la prima stagione della polifonia rinascimentale, a partire da strambotti e frottole fino ad arrivare a quel genere raffinato ed elitario che fu il madrigale. Ne è risultato un concerto/rappresentazione che ha incontrato l’entusiasmo del pubblico che ha gremito la chiesa romanica dei Santi Pietro e Paolo a Biasca nel contesto del 31mo Festival Cantar di Pietre.