La potenza del mito incontra la forza delle immagini nella nuova produzione di Orfeo ed Euridice di Gluck che ha a gennaio al Teatro Regio di Parma e torna ora in scena al Teatro Valli di Reggio Emilia (10 e 12 aprile, direttore Alessandro De Marchi). Lo spettacolo è firmato da Shirin Neshat dall’artista iraniana che porta nell’opera di Gluck un universo visivo essenziale, fatto di contrasti netti, luci scolpite e una gestualità stilizzata che richiama una dimensione rituale. Il mito di Orfeo si trasforma così in una meditazione sospesa e atemporale sulla perdita e sul desiderio, incarnata soprattutto nella potente interpretazione scenica e vocale di Carlo Vistoli, accolta coon calore a Parma. Eppure «si sa che il pubblico Parmense è il più cattivo d’Italia» scriveva agli sgoccioli dell’Ottocento Giulio Ricordi a Giuseppe Verdi. Era vero? E lo è stato anche in seguito? Certamente il loggione del Teatro Regio di Parma è famoso per fischi che hanno determinato fiaschi come per applausi scroscianti che hanno lanciato carriere. In un libro, Mentre un grido vien dal cielo. La leggenda del loggione di Parma: storie e memorie pubblicato da Libreria Musicale Italiana, Mauro Balestrazzi, esperto giornalista sportivo e musicale, ne ripercorre la storia dal Settecento ai giorni nostri, combinando documentazione, aneddoti e testimonianze in un racconto avvincente che condividerà con noi nella seconda parte della puntata.
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