Teatro alla Scala, Milano
Ridotto dell'opera

Acque immobili e visioni sospese, emerge l’opera moderna

La nuova lettura di Pelléas et Mélisande alla Scala e la prima esecuzione assoluta di Bianca di Italo Montemezzi

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  • Gaia Varon
  • Keystone
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Non è un caso che nel 1902 Pelléas et Mélisande di Claude Debussy prefiguri e distilli in nuce le tensioni estetiche del Novecento, giacché il suo autore già nel 1889 immaginava un teatro musicale privo di azione e temporalità lineare, con personaggi che non agissero ma subissero il destino, in una dimensione statica e interiore: l’opposto della drammaturgia di Wagner, dominante all’epoca. Influenzata dal simbolismo di Maurice Maeterlinck, l’opera privilegia immagini e silenzi agli eventi ed esprime la solitudine tragica dell’uomo in un mondo di acque fluido e instabile, che riflette l’interiorità dei personaggi. In una nuova produzione in scena al Teatro alla Scala fino al 9 maggio, che ha visto per noi Andrea Penna, il compito di restituire la visione musicale di Debussy è affidato a uno specialista di musica del Novecento come Maxime Pascal. La produzione scenica è firmata per intero da Romeo Castellucci, regista tra i più radicali della scena contemporanea, noto per un teatro visivo e fortemente evocativo, qui al suo debutto scaligero.

In un abbinamento stimolante con una pagina giovanile di Debussy, La damoiselle élue, al Teatro Sociale di Rovigo l’8 maggio approda sulla scena Bianca di Italo Montemezzi in prima esecuzione assoluta (direzione di Fabrizio Da Ros, regia e scene Stefano Paterino), su libretto di Giuseppe Zuppone Strani: l’opera con cui inizia nel 1901 l’avventura operistica di Italo Montemezzi. Sarà Raffaele Mellace, autore assieme a David Chandler della più recente e aggiornata monografia dedicata al compositore (Opera tra due mondi. Vita, musica e teatro di Italo Montemezzi, edizioni Il Saggiatore), a introdurci quest’opera dalla trama esile e apparentemente derivata dalla vicenda tassiana di Tancredi e Clorinda della Gerusalemme liberata, ma che rivela già la svolta intenzionale dal verismo al romanticismo tedesco, arricchito, guarda caso, dal simbolismo della natura.

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