L’insegnamento della musica ha una storia lunga quanto la musica stessa. La didattica musicale è ovviamente legata al genere. La musica classica prevede un percorso abbastanza standardizzato con tecniche e livelli strumentali che procedono gradualmente per difficoltà a cui si possono aggiungere corsi teorici preprofessionali, che a loro volta possono sfociare in studi al conservatorio. Anche il Jazz segue un percorso simile e codificato. In altre parole: la formazione per uno studente di musica classica o jazz è per molti versi delineabile e chiara.
Lo stesso non si può dire per generi che non ricadono nella cosiddetta musica colta. Ciò riguarda la musica popolare, musiche etniche, pop, rock, blues e molto altro. Per tutti questi generi musicali l’apprendimento ad un livello medio-alto è meno chiaro. Cosa conviene fare in questi casi? È una responsabilità dello studente quella di affinare la sua formazione, facendo capo alle scuole di musica esistenti per poi adattarla al suo bisogno? O sono le istituzioni musicali a dover tener conto della varietà di interessi e generi musicali degli studenti?
Martino Donth e Giovanni Conti ne parlano con il direttore della Scuola di musica del Conservatorio della Svizzera italiana Luca Medici e con Elio Felice, insegnante e presidente della Commissione Musica della FEderazione BAndistica TIcinese.
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