Quel debutto discografico di Jaco Pastorius segnò una cesura: il basso elettrico cessava di essere strumento esclusivamente ritmico-armonico per assumere una funzione solistica e strutturale. Il suono fretless, la ricerca timbrica, la precisione ritmica e la libertà melodica aprirono una nuova prospettiva espressiva.
Pastorius era un bassista di livello quasi inarrivabile, capace di ridefinire gli standard esecutivi dello strumento. Era anche un musicista di statura eccezionale: compositore lucido, arrangiatore sofisticato, interprete dotato di un senso melodico profondo e di una visione armonica ampia e personale.
In che modo Jaco ha trasformato il ruolo del basso elettrico nel jazz e nella musica contemporanea?
Quali elementi del linguaggio compositivo di Pastorius emergono con maggiore evidenza in questo album?
Come si costruisce, dal punto di vista timbrico e formale, la sua concezione orchestrale del basso?
Quale è stata l’influenza di questo disco sulla fusion, sul jazz europeo e sulla didattica dello strumento?
Quanto pesa oggi la dimensione mitica nella percezione critica di Pastorius?
Ospiti della puntata insieme a Lorenzo De Finti saranno i saggisti , docenti e giornalisti Alceste Ayroldi, e Pierpaolo Martino.
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