Perché ogni volta che ascoltiamo musica nuova ci sembra di averla già sentita? E perché il futuro, quello vero, sembra sempre in ritardo, trattenuto al gate insieme alle idee migliori?
Forse rimpiangiamo il passato perché era davvero meglio. Oppure perché il presente, tra playlist infinite e algoritmi premurosi, ci offre tutto tranne una direzione. O ancora — ipotesi più inquietante — perché le idee non sono finite, ma hanno semplicemente cambiato vestito e non le riconosciamo più.
La puntata si muove dentro questo corto circuito: una musica contemporanea che sembra vivere in uno stato permanente di citazione assistita, tra revival dichiarati e innovazioni che spesso somigliano a ricombinazioni molto ben fatte. L’industria corre, le mode si alternano, le estetiche si riciclano con efficienza quasi svizzera, mentre il futuro resta in sala d’attesa.
La domanda, allora, diventa inevitabile: la musica di oggi guarda al passato per scelta estetica o per mancanza di alternative? E soprattutto: siamo sicuri che il futuro abbia ancora voglia di presentarsi?
In mezzo, un presente che sembra sospeso: troppo veloce per essere afferrato, troppo citazionista per essere nuovo, troppo serio per essere completamente ironico. Un sole allo zenit, come si dice, senza più ombre utili per nascondersi o inventare qualcosa.
Chi siamo, musicalmente parlando? Da dove veniamo? Dove stiamo andando? E, soprattutto, chi ha ordinato tutto questo? Un fiorino.
Alessandro De Rosa ne discute insieme a Claudio Ferrante produttore discografico, fondatore e proprietario di Artist First, il primo operatore discografico indipendente in Italia e Charlie Rapino, veterano dell’industria musicale e mente strategica dietro innumerevoli successi. Descritto come l’eminenza grigia della discografia internazionale, è vicepresidente di Artist First.
Scopri la serie
https://www.rsi.ch/s/703515






