L’addio di Jacky Marti a Estival chiude un’epoca e riapre la questione del futuro delle grandi manifestazioni musicali. Questioni finanziarie e artistiche - le scelte di cartellone - si intrecciano con un formato che sembra perdere richiamo. Per i festival è tempo di ripensarsi per trovare smalto?
È proprio Marti a mettere l’accento sull’attualità del modello festival: intervenuto a Voi che sapete, il fondatore e direttore artistico uscente di Estival segnala l’«inflazione» di grandi manifestazioni musicali e concerti, oggi disponibili anche in rete, a pagamento, tramite il livestreaming. Un’abbondanza di offerta che influisce sull’importanza del festival, formula che a suo dire «sta scomparendo».
Nel suo ragionamento, Marti mette in evidenza la perdita di centralità della musica, che una «volta per noi era tutto, era la vita: oggi è uno dei tanti ingredienti» messi a disposizione - fra tante distrazioni, aggiungiamo noi - dall’industria dell’intrattenimento.
La musica «ha perso la magia, la ritualità», aggiunge, proseguendo la sua analisi sui costi, che sono lievitati mentre la discografia arranca e i grandi operatori culturali (a partire dalle amministrazioni cittadine) hanno sempre meno risorse da impiegare.
Quando gli incassi si aggirano fra il 30 e il 40% del budget di un evento, «per far girare la macchina occorrono dei compromessi»: ne è convinto Andrea Spinelli del Quotidiano Nazionale. Prendendo in esame i festival jazz, il giornalista individua nel Covid la causa di un forte incremento dei costi, ciò che ha contribuito a orientare le scelte verso programmi “contaminati”, che includano artisti pop e rock, così da attirare più pubblico possibile e garantirsi un ritorno finanziario.
Lorenzo De Finti riflette sul valore di Estival come motore di scoperte musicali. Il produttore di Rete Due ricorda che in quasi cinquant’anni di edizioni il pubblico ticinese, senza pagare biglietto, «ha visto passare davanti ai propri occhi le leggende», tra cui Miles Davis, Dizzy Gillespie, Ray Charles, B.B. King. L’archivio della manifestazione come testimonianza di un momento storico d’oro per la musica.
Attinge al suo personale archivio dei ricordi, Jacky Marti, quando racconta delle tante volte che avrebbe voluto lasciare la direzione di Estival, «ma quando vedevo il sorriso della gente, la riconoscenza, mi veniva voglia di continuare». Tra contingenze e necessità di rinnovamento, il suo auspicio è che anche in futuro gli organizzatori di festival riescano comunque a toccare il cuore della gente.

Il futuro di Estival Jazz
Telegiornale 28.04.2026, 12:30


