Edizione del 14.10.2014

Bosnia-Erzegovina, ritorno ai nazionalismi

Le elezioni per la particolare Presidenza tripartita della Bosnia-Erzegovina hanno sancito la vittoria dei candidati nazionalisti musulmano, serbo e croato. Bakir Izetbegovic, dell'Sda, si è assicurato il secondo mandato di

membro musulmano della Presidenza. Dragan Covic, leader dell'Hdz, sarà il membro croato. Il risultato dell'elezione del membro serbo è ancora incerto, con il candidato dell'opposizione nazionalista, Mladen Ivanic con un leggero vantaggio di poche migliaia di voti sulla premier uscente, Zeljka Cvijanovic.

La soluzione tripartita, escogitata dal trattato di pace Dayton del 1995, ha certamente contribuito alla cessazione definitiva delle violenze dopo la guerra nell’ex-Jugoslavia (1991-1995) ma a quasi 20 anni di distanza non è riuscita a creare una Bosnia-Erzegovina democratica e multietnica. Ad illustrare questo stato di cose i programmi dei tre leader:

Bakir Izetbegovic, ha fatto campagna elettorale puntando sulla necessità di uno Stato forte e unito; Dragan Covic punta sulla creazione di un’entità croata mentre Mladen Ivanic, pur moderato ed europeista parla di indipendenza per le tre componenti della Bosnia-Erzegovina.

Per parlarne Modem ha invitato:

Andrea Rossini, giornalista e documentarista, attivo presso l’Osservatorio Balcani e Caucaso dal 2002; Nenad Stojanovic, politologo svizzero originario di Sarajevo; Dragica Iliktarevic, traduttrice di Sarajevo.

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