Cinque anni fa la BNS abolì la soglia minima di cambio (keystone)

Cinque anni sottozero

Un bilancio dei tassi negativi in Svizzera

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Una misura provvisoria che dura ormai da cinque anni. Nel 2015, il 22 gennaio, la Banca Nazionale Svizzera introdusse i tassi negativi, con lo scopo di impedire che il franco svizzero si rafforzasse ulteriormente nei confronti dell’euro.

Un modo per difendere il settore produttivo svizzero, in particolare quello votato alle esportazioni, ma che pesa sempre di più su altri settori della nostra economia, a cominciare dalle banche e dalle casse pensioni. Oggi a cinque anni di distanza che bilancio si può tirare e quali potrebbero essere gli sviluppi futuri?

In un contesto in cui la Banca nazionale che rivendica a gran voce la propria autonomia, ma in cui il mondo della politica, e in parte anche dell’economia, chiede sempre più frequentemente di ritornare a tassi in zona positiva. Senza dimenticare le richieste di chi sollecita una diversa ridistribuzione degli utili annuali e miliardari della Banca nazionale svizzera.

Modem ne discute con:
Luca Soncini, professore di economia e membro del consiglio di amministrazione di Banca Stato
Graziano Lucenti, consulente e specializzato nella gestione dei fondi di investitori istituzionali
e in intervista registrata, Fritz Zurbrugg, vice-presidente della direzione generale presso la BNS
e Stefan Brupbacher, direttore di Swissmem, l’associazione dell’industria metalmeccanica svizzera

 

Modem su Rete Uno alle 8.20, in replica su Rete Due alle 19.25. Ci trovate anche sul Podcast e sulle app: RSINews e RSIPlay