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Dal silenzio di Landarenca ai papaveri della Blenio

  • Oggi
  • 38 min
  • Alice Pedrazzini
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Ti svegli a Vienna… e la città sembra quasi vuota. Fuori dall’Eurovillage c’è pochissimo movimento: l’Eurovision vive quasi tutto dentro l’arena, tra prove, regia, backstage e spettacolo televisivo perfettamente costruito. Con Fabrizio Casati siamo tornati dietro le quinte della seconda semifinale: tantissima qualità, scenografie impressionanti e un livello altissimo soprattutto dal punto di vista televisivo. E poi ci siamo ricordati di un momento tutto ticinese dell’anno scorso: il Mulino di Bruzella finito all’Eurovision nel videoclip di Gabry Ponte per San Marino. Gabry Ponte che mangia polenta, gira tra le macine e porta per qualche secondo il Ticino davanti a oltre 160 milioni di spettatori. E il collegamento arriva perfetto perché sabato torna la Giornata Svizzera dei Mulini: più di 150 mulini, segherie e antichi opifici aperti in tutta la Svizzera, tra acqua che scorre, profumo di legno, farine, polenta e macine ancora in funzione.

Poi ci siamo spostati in un posto dove la strada finisce davvero. Per arrivare a Landarenca bisogna lasciare l’auto giù in valle e salire con una teleferica o lungo una mulattiera. Lassù vivono una decina di persone tutto l’anno. Silenzio, montagne e un ostello sospeso nel nulla. A gestirlo c’è Jennie, che prima faceva tutt’altro: assistente dentale. Poi le capanne alpine, la scoperta della montagna e infine questa nuova vita ad alta quota. Abbiamo parlato di cosa significhi vivere in un posto dove il viaggio fa già parte dell’esperienza, di chi arriva fin lassù in cerca di silenzio e del fatto che la montagna non è solo cartolina e sole: anche la nebbia, la pioggia e il vuoto fanno parte della sua bellezza.

E infine siamo andati ad Acquarossa, davanti a un prato diventato completamente rosso. Mille papaveri in ceramica comparsi all’alba davanti alla casa comunale. A crearli è stata Maura Toschini-Stämpfli, artista e creativa della Valle di Blenio che ha trasformato un’immagine vista nella sua testa in un’installazione gigantesca e delicatissima. Mille fiori fatti a mano, uno a uno. Un lavoro enorme, nato quasi come bisogno personale e diventato qualcosa di collettivo. Perché i papaveri sono fragili, liberi, impossibili da trattenere… e forse proprio per questo ci colpiscono così tanto.

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