Oggi abbiamo aperto la finestra… e ci siamo svegliati in diversi angoli della Svizzera. Perché oggi è Venerdì Santo. E allora siamo partiti da lì, dalle tradizioni: quelle che conosciamo e quelle che magari abbiamo dimenticato. Le uova colorate, la caccia agli ovetti, l’albero di Pasqua con i rami decorati. Ma anche usanze più particolari: in Svizzera tedesca si sfidano le uova a colpi secchi, a Zurigo si lanciano monetine per romperle, in Val Bregaglia e Valposchiavo si fanno rotolare giù dalle colline. E poi anche in Ticino, dove il cibo e i gesti raccontano storie antiche: uova benedette, frittate cucinate sul fuoco dei rami d’ulivo, tradizioni che arrivano da lontano… e che resistono.
Poi siamo andati nel Mendrisiotto, ma questa volta è sera: le luci si spengono e resta solo una luce calda, quella dei trasparenti. Con Chef Cava, Matteo Cavadini, siamo entrati dentro le Processioni di Mendrisio, non da spettatori ma da dentro: una tradizione che dura da oltre 400 anni. Il Giovedì Santo è teatro senza parole, fatto di gesti, sguardi e silenzi; il Venerdì Santo è ancora più intenso, con oltre 700 figuranti, i tamburi, i passi lenti e un borgo che si trasforma. Un rito che non è solo religioso, ma identità, comunità, qualcosa che appartiene a tutti.
E poi abbiamo chiuso la porta di “Casa Svizzera” a Genestrerio: siamo entrati in chiesa e con una persona qui dal 1953, da quando il mondo era un altro, da quando Genestrerio aveva 400 abitanti. E lui è ancora qui: Don Oliverio Bernasconi, 96 anni, il parroco più anziano del Ticino. “Mi sento veramente bene”, dice un uomo che ci ricorda l’importanza di viaggiare e stare in compagnia.
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