Una riflessione sul lavoro, sull’esaurimento, sulla ricerca di un senso e sulla responsabilità nella vita personale di una musicista, come nella società.
Odd Beholder ha scritto un album dopo aver osservato amici e amiche consumarsi con il lavoro a scapito della salute e della qualità della vita. La musicista e attivista argoviese Daniela Weinmann ne parla nel suo ultimo album “Honest Work” (2026 Sinnbus).

Non è un confronto tra il “privilegio” di chi può permettersi di fare il musicista indipendente e le condizioni di chi svolge mestieri “tradizionali”, ma se sul fronte musicale la realtà è stravolta dall’industria tecnologica, nel mondo del lavoro (soprattutto nelle grandi aziende) i presupposti sono astratti, globalizzati, instabili e difficilmente negoziabili; standards sempre più bassi che spingono a chiedersi per chi, e a vantaggio di chi, impieghiamo una vita trascorsa in gran parte lavorando per qualcuno.
Odd Beholder si chiede come sarà il lavoro del futuro (come noi vorremmo che fosse) e, soprattutto, che cosa significa davvero vivere bene.

“Honest Work” è la fotografia di un senso diffuso di rassegnazione e disorientamento di una società che vive una normalità solo apparente. È un disco che non da risposte ma che dice che “non basta una pausa per un curare un burnout”, servono nuove prospettive.
Prodotto e realizzato in tandem con il DJ tedesco Douglas Greed (per questo, forse, più frizzante ritmicamente), “Honest Work” è un buon punto di partenza, ben ragionato e carico di rabbia, per portare un po’ di chiarezza nella realtà complessa del mondo del lavoro.

Daniela Weinmann (Odd Beholder) con Sandra Romano (a destra)
Sandra Romano ha incontrato Daniela Weinmann a Zurigo, 5 anni dopo la sua ultima apparizione a Confederation Music.
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