I cittadini e la videosorveglianza su suolo pubblico: con le telecamere vi sentite più sicuri oppure più controllati?

Di Antonio Bolzani

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I cittadini e la videosorveglianza, fra l’esigenza di garantire la sicurezza e il rischio di un eccesso di controlli dei movimenti della popolazione negli spazi pubblici: vi sentite più tranquilli oppure più spiati? Dove andrebbero posate le telecamere per prevenire eventuali reati? Avete l’impressione che talvolta i controlli dall’alto tramite la videosorveglianza, peraltro sempre più diffusa, siano eccessivi? Dite la vostra, telefonandoci allo 0848 03 08 08 o scrivendoci via Wathsapp allo 076 321 11 13. Prendiamo spunto dalla pubblicazione della prima legge ticinese che fissa delle regole a chi vuole installare una telecamera su suolo pubblico, una normativa che è stata presentata ieri durante i lavori parlamentari. “Negli ultimi anni –ha spiegato il governo– il Cantone, i Comuni, gli enti statali e para-statali cantonali e locali, le Chiese ufficialmente riconosciute dallo Stato e i privati che assumono compiti di diritto pubblico utilizzano con sempre maggior frequenza sistemi di videosorveglianza su suolo pubblico per vari scopi quali la sicurezza e l’ordine pubblico, la verifica degli accessi limitati nei centri storici, la gestione dei rifiuti, la sorveglianza di infrastrutture pubbliche e la logistica”. Dal 2024, se il Gran Consiglio approverà questa legge, chi vuole mettere una videocamera su suolo pubblico dovrà in effetti fare un'analisi dell'impatto che questo strumento ha sui diritti dei cittadini. Fino ad ora chiunque (Cantone, Comune, patriziati, chiese e privati che assumono compiti di diritto pubblico) poteva posare e utilizzare un sistema di videosorveglianza sostanzialmente senza regole; bastava dire che lo si faceva "a garanzia dell'ordine pubblico". La nuova Legge sulla videosorveglianza pubblica, sottoposta ieri al Parlamento ticinese, sostiene chiaramente che così non va: prima di installare una telecamera bisognerà dimostrare che tale strumento sia necessario e che comunque, in generale, saranno sempre privilegiate misure meno invasive. Ad esempio, nel messaggio governativo si legge che: videosorvegliare un piazzale di una scuola per punire chi sporca è sproporzionato, perché il littering è punito da una contravvenzione minore, e perché si può intervenire efficacemente con una campagna di sensibilizzazione. Negli anni il numero di sistemi di videosorveglianza moderni, che potenzialmente sono strumenti di controllo sociale, è letteralmente esploso. E allora si analizzerà anche quanto già esiste in chiave critica? Sì, secondo il delegato cantonale della protezione dei dati Giordano Costa, che ieri alla RSI ha annunciato che "proporrà una sorta di inventario delle misure di videosorveglianza in atto e poi di fare un'analisi dell'impatto di ognuna di queste videocamere sui diritti dei cittadini". Idealmente, dunque, almeno nelle intenzioni di Costa, questa nuova legge dovrebbe attivare una riflessione, anche su quanto è già stato posato. Questa nuova legge, tra l’altro, vuole rendere più consapevoli i cittadini dell'esistenza di questi sistemi di controllo del suolo pubblico "perché idealmente presso ogni videocamera ci dovrà essere un cartello che indica la sua presenza". Se il cittadino riterrà di essere intaccato nei suoi diritti potrà "rivolgersi al delegato cantonale della protezione dei dati per una consultazione generale, o alla Commissione cantonale per la protezione dei dati se vuole denunciare un illecito". Per quanto riguarda la polizia, la situazione si complica perché la nuova Legge sulla videosorveglianza pubblica non regolamenta l'attività della polizia cantonale. Qui la legge di riferimento è la nuova Legge sulla polizia che è in revisione e che fissa delle regole meno precise per quanto riguarda la sorveglianza pubblica.

E' ospite:
Avv. Felice Dafond
, presidente Associazione dei Comuni Ticinesi