Come può oggi il cittadino districarsi e orientarsi fra molte fonti di informazione? Quanto sono importanti per voi i reporter presenti sui fronti caldi delle guerre? Ne parliamo oggi con il collega Pierre Ograbek, giornalista della RSI, più volte inviato in Ucraina, per raccontarci il conflitto con la Russia. Dopo quattro anni di guerra e decine di migliaia di morti, intere regioni dell’Ucraina orientale ridotte a macerie, un’economia russa convertita in economia di guerra e dissanguata dalle sanzioni occidentali, quali differenze ci sono fra lo sguardo dell’inviato e quello del cittadino comune? La realtà, le difficoltà, le sofferenze e la tragedia di un Paese che, quasi tutti noi, conosciamo da lontano nello sguardo, nelle immagini, nelle testimonianze, nella sensibilità e soprattutto nelle parole di un inviato di guerra che, fra l’altro recentemente su FB ha scritto: “Capita di assumersi dei rischi, nel fare questo mestiere. Non è follia. Non è nulla rispetto a chi invece deve vivere in mezzo ad una guerra. Non è nulla rispetto a tutti quei civili travolti da progetti folli promossi con bombardamenti, invasioni, avidità estrema... progetti dettati anche dall’incapacità di chi si è insediato al potere di dialogare, di costruire ponti; incapacità anche di amare. Raccontare queste storie permette di capire, di avvicinarci, di non essere divisivi. Evita di bendarci gli occhi. Non oso pensare che in un futuro prossimo non ci sia più la volontà e i mezzi per raccontare quanto stia capitando nel mondo attorno a noi”.
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