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Barbatelle, queste sconosciute

Con Lara Montagna

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Sono piccole piantine di vite che danno inizio al futuro vino e che non si definiscono “piantine di vite né tantomeno “talee” ma si definiscono proprio con un nome appropriato e preciso che è BARBATELLE!

Non tutti forse sanno che il loro nome deriva da un tralcio di vite che, messo in determinate condizioni, emette le “barbe” vale a dire le radici.

Ma come viene ricavata? La Barbatella si ottiene da una vite adulta, da cui viene tagliato un piccolo tralcio; successivamente questo tralcio viene interrato in particolari casse dette “di forzatura” contenenti terreno, sabbia e, a volte anche segatura, e viene innaffiato affinché dall’estremità tagliata si sviluppano le radici, la cosiddetta “barba”. Una volta sviluppate le radici, il tralcio iniziale divenuto Barbatella è autonomo a tutti gli effetti e può essere messo a dimora con i suoi simili per creare il futuro vigneto.

Normalmente le barbatelle si trovano già innestate sul mercato; ciò significa che sono ottenute dall’unione di due tralci distinti innestati tra di loro chiamati bionti. La parte inferiore è chiamata portainnesto ed è quella che genera l’apparato radicale mentre la parte superiore è detta nesto e costituirà la futura chioma, ovvero la parte che darà i frutti.

Nella svizzera italiana sono rimasti davvero in pochi a produrle e noi siamo stati a Mezzana, dove ogni anno gli studenti imparano a innestarle e le curano prima della vendita ai produttori di vino.

Con Daniele Maffei, Direttore dell’azienda agricola di Mezzana e gli esperti de L’Ora della Terra.