Nella puntata odierna diamo spazio a due interessanti appuntamenti che ci permettono di scavare nel nostro passato, fra tradizioni popolari, fede, manufatti, testimonianze materiali e artistiche, viaggi e pellegrinaggi.
Con Francesca Luisoni, storica e collaboratrice scientifica del Centro di dialettologia e di etnografia, parliamo di una nuova serie di escursioni nelle valli del Ticino, organizzata dal Centro di dialettologia e di etnografia, a margine della pubblicazione del volume “Sguardi divini. Cappelle e dipinti murali devozionali del Sopraceneri”. Le cappelle e i dipinti murali devozionali sono fra le testimonianze culturali che più caratterizzano le valli ticinesi, ma siamo a tal punto abituati alla loro presenza che quasi non le percepiamo più. Eppure, nel solo Sopraceneri oggi se ne contano ancora 3’621! Le edicole e gli affreschi sono perlopiù segni materiali di devozione, voluti da individui, famiglie o gruppi per invocare la protezione divina. Sono posti negli abitati e lungo le vie che li collegano ai campi, ai pascoli e ai maggenghi, e non di rado si collocano in posizioni ben visibili fin da grandi distanze.
Con Lavinia Galli, storica dell’arte e curatrice della mostra “Meraviglie del Grand Tour”, ci occupiamo invece di questa esposizione che è visitabile presso il Museo Poldi Pezzoli di Milano fino al 4 maggio 2026 e che ha dato lo spunto per una interessante conferenza, che si terrà il 22 aprile prossimo e che è intitolata “Alle radici dell’Occidente, fra Europa e Svizzera”, promossa dall’ASASI, l’Associazione delle storiche e degli storici d’arte della Svizzera italiana, nella quale si parlerà del celebre itinerario del Grand Tour, il celebre viaggio di formazione che a partire dalla fine del XVI secolo portò numerosi viaggiatori a scoprire l’arte e la cultura europee. Il Grand Tour non era soltanto una forma di turismo dell’epoca, ma una pratica di viaggio che portava giovani aristocratici e intellettuali, fossero essi inglesi, tedeschi, scandinavi o d’altrove, attraverso le capitali dell’arte e della civiltà continentale. Si trattava di un percorso che segnava il gusto estetico e la formazione culturale delle classi dirigenti europee, un pellegrinaggio verso le radici dell’Occidente, passando dal nostro Paese. In questo affascinante itinerario, la Svizzera, in effetti, occupava un ruolo tutt’altro che marginale. Porta naturale verso il Sud attraverso i grandi valichi alpini — il Sempione, il San Gottardo e il Gran San Bernardo — la Confederazione era una tappa obbligata per i viaggiatori. Le città svizzere offrivano ospitalità, contatti intellettuali e paesaggi sublimi che cominciavano ad alimentare la nascente sensibilità romantica per la montagna. La conferenza di Lugano offrirà l’occasione per esplorare anche questo ruolo della Svizzera nelle rotte e nell’immaginario del Grand Tour.
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