Naima Chicherio, nostra collega della redazione Esteri, segue per la RSI il Medio Oriente: con lei oggi vogliamo capire cosa significa essere inviati in zone del mondo dove i conflitti contrassegnano la quotidianità di popolazioni che noi, spesso, conosciamo soltanto attraverso i racconti di chi, come Naima, si reca frequentemente in questi luoghi, per cercare di riportarci la quotidianità di chi è costretto a vivere in condizioni difficili, di povertà, di stenti, di devastazione, di carestie di ogni genere, di paura; in realtà dove i drammi, le tragedie, le vendette e le guerre sono all’ordine del giorno e dove la speranza -se c’è- è l’unica cosa che ti permette di aggrapparti a una vita che è sempre più in equilibrio.
La nostra ospite, nei suoi numerosi viaggi sui fronti caldi, ci restituisce ciò che le ha detto la gente comune: sono storie spesso molto diverse, a seconda della città, della nazione e dell’etnia. Dai racconti emerge una rassegnazione frammista a sfiducia e sconforto, talvolta c’è pure la rabbia per un destino che appare ineluttabile. Proprio per non scordare e non scordarsi dei più sfortunati e di chi è nato, senza poter scegliere, “dalla parte sbagliata del mondo”, è fondamentale per chi fa l’inviato o il reporter esserci fisicamente, spostarsi fra zone spesso dimenticate o trascurate, capire, sentire, vedere e parlare con la gente. Il Medioriente è una polveriera: è una frase fatta, un luogo comune che però si sta sempre più convertendo in realtà. Ma perché siamo arrivati a questo punto, come se ne potrà uscire e come si viene accolti dalle stremate popolazioni locali?
A Naima Chicherio il compito di rispondere a queste e ad altre domande. La voce di una brava collega che tramite il suo microfono porta nelle nostre case, mettendosi nei panni dei suoi interlocutori, un po’ di Medio Oriente, descrivendolo grazie ai suoi lunghi viaggi di lavoro, fra equilibrio giornalistico ed emozioni personali, fra empatia e coraggio, fra sensibilità e senso del dovere in un’ottica che vuole provare a essere il più oggettiva possibile.
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