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La seconda ondata dell’infodemia e quel lessico allarmante

Con Antonio Bolzani

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Le parole della pandemia fanno, ahinoi, oramai parte del nostro linguaggio quotidiano: Covid-19, lockdown, assembramento, distanziamento sociale, droplet, autoquarantena, quarantenare, tamponare, contact tracing e tanti altri vocaboli entrati nel vocabolario. Su questa emergenza sanitaria è possibile riflettere anche dal punto di vista linguistico e lessicale ed allora noi oggi proviamo ad addentrarci nel linguaggio utilizzato da noi tutti, dai media tradizionali, dai social media, dagli specialisti scientifici e dalle istituzioni, un linguaggio che spesso alimenta ulteriori dubbi, incertezze, timori, paure e angosce. Insomma, la comunicazione e la divulgazione in questa seconda fase della pandemia è cambiata? Come e perché? Come si potrebbero calibrare e rendere più chiari i concetti e le parole per evitare di allarmare ulteriormente la popolazione? Quanto sono equilibrate e adeguate le espressioni e i vocaboli della pandemia, oramai entrati anche nei dizionari di questo 2020? Sui modi, le forme e i contenuti della comunicazione nell’epoca pandemica riflettiamo con vari esperti.

Ospiti:
Mattia Lepori, specialista in medicina interna e medicina d’urgenza, vice capo dell’Area Medica presso la Direzione Generale dell’EOC
Sara Rubinelli, professoressa associata di comunicazione sanitaria presso il Dipartimento di Scienze e Politiche della Salute dell’Università di Lucerna
Giancarlo Sturloni, comunicatore della scienza e consulenza in ambito scientifico, sanitario e ambientale, con specialità in “Comunicazione del rischio”
Marina Lang, psicologa della Polizia cantonale e coordinatrice-responsabile del responsabile del contact tracing ticinese