Luigi rimane orfano di madre a 5 anni: suo padre titolare di una ditta edile muore 4 anni dopo. I fratelli maggiori si occupano di lui ma dopo qualche anno, il prete e un’operatrice di Pro Infirmis, fanno pressione per mandarlo in un collegio del canton Turgovia. Era il 1952. “Non sapevo il tedesco - racconta Luigi - e quell’istituto era peggio di un gulag. Eravamo in 250 . Venivamo picchiati con una frusta in ciliegio per ogni errore, come ad esempio non rifare bene il letto. Alcuni erano costretti a inginocchiarsi per ore, altri venivano rasati”
Una storia tra le decine di migliaia di bimbi svizzeri privati dei genitori, obbligati anche con la forza a vivere internati in istituti spesso violenti.
Le misure coercitive a scopo assistenziale prese prima del 1981 nei confronti di giovani e adulti e i collocamenti extrafamiliari di minorenni, sono oggi un tema d’attualità nell’agenda politica federale. Millevoci sceglie di fare luce su un capitolo scomodo della storia sociale svizzera.
Ospiti:
Cristiana Finzi, delegato per l'aiuto alle vittime di reati
Viviana Gnesa, storica, collaboratrice scientifica all’Archivio di Stato del Cantone Ticino
Vanessa Bignasca, storica e autrice, nel 2015, una prima ricerca sulle misure coercitive a scopo assistenziale
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