Millevoci: Quella grande famiglia degli “ultimi” rimasta orfana del suo prete
È trascorsa una settimana dal dramma di Como dove don Roberto Malgesini, sacerdote di 51 anni, è stato ucciso a coltellate in pieno centro, in Piazza San Rocco, da un uomo di 53 anni di origini tunisine.
Una vicenda che ha colpito e rattristato anche la Svizzera italiana; Como è in effetti a due passi da noi e immediatamente il ricordo è andato al 1999 quando a Ponte Chiasso fu ammazzato don Renzo Beretta. C’è un denominatore comune tra questi due preti e tra queste due tragedie. Entrambi erano i preti che aiutavano, con invidiabile coraggio e ammirevole dedizione, i cosiddetti "ultimi"; una vocazione fatta in silenzio, senza cercare le luci dei riflettori e gli applausi della gente, eroi che, con il loro sostegno fraterno e solidale, decidono di vivere la loro missione in strada a stretto contatto con i migranti, i senzatetto, i poveri e i mendicanti.
Come ha scritto don Gino Rigoldi “gli ultimi di don Roberto non erano un concetto ma delle persone in carne ed ossa. Dietro a ogni colazione che distribuiva c’era un volto. E c’è ancora. Oggi quei volti, quelle persone, sono orfane, perché erano la sua famiglia”.
Su quanto è successo a Como; su quanto ha fatto e sull’eredità lasciata don Roberto Malgesini, si soffermano, riflettendo sul significato dell’altruismo e della solidarietà come scelta di vita.
Ospiti:
don Gianfranco Feliciani, arciprete della Parrocchia di Chiasso
Nicoletta Roverelli, infermiera presso l’Ospedale Sant’Anna di Como e volontaria nell’ambito dei migranti
Dario Campione, direttore del Corriere di Como
Valentina Furlanetto, giornalista di Radio 24 e attiva sul fronte della divulgazione legata ai temi dei migranti
Prete accoltellato a Como
Telegiornale 15.09.2020, 14:30
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