Sindacati in lotta, fra salari minimi e nuovi contratti collettivi di lavoro

Con Antonio Bolzani

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Continua a far discutere e a creare molti interrogativi la vicenda dei contratti collettivi di lavoro (CCL) che tre aziende del Mendrisiotto hanno fatto firmare ai loro dipendenti: i sindacati UNIA e OCST sostengono in effetti che è un modo di fare subdolo e scorretto per aggirare la legge sul salario minimo, che entrerà in vigore dal prossimo mese di dicembre. A scatenare la polemica e a suscitare diverse perplessità in merito all’opportunità di realizzare dei nuovi contratti collettivi di lavoro è stata l’iniziativa di TiSin che non è un sindacato ma si definisce un'organizzazione per il lavoro che di fatto si è attivata con le ditte in questione e con l’associazione Ticino Manufacturing per la creazione di un contratto collettivo di lavoro per evitare di dover applicare il salario minimo. In queste aziende i salari sono inferiori ai 19 franchi della prima fase del salario minimo fissato dal Parlamento, quindi i dipendenti fra qualche mese si sarebbero ritrovati con un cospicuo aumento in busta paga. Ora però hanno sottoscritto un contratto collettivo di lavoro in cui la tabella degli stipendi comincia da 16 franchi all'ora, quindi 3 franchi in meno. Da una parte si grida allo scandalo e si ritorna a parlare di industrie che non portano nulla all’economia locale e che non hanno un valore aggiunto, evidenziando come sia in atto un maldestro e pericoloso tentativo di aggirare la volontà popolare espressa sul salario minimo e di fare ulteriori pressioni e ricatti su una parte di lavoratrici e lavoratori di ditte ticinesi già da troppo tempo costretti a confrontarsi con delle situazioni professionali precarie e con dei salari sotto la soglia minima; dall’altra, invece, si spiega che senza questo contratto collettivo che riguarda il settore manifatturiero del Mendrisiotto vi sarebbero sia dei licenziamenti di massa di lavoratori senza qualifica e di operai specializzati sia la fuga dal Ticino di industrie pronte a delocalizzare in parte o del tutto la produzione. Insomma, vi sarebbero delle conseguenze e delle ricadute pesantissime per l’economia ticinese. Su questa intricata e complessa vicenda che sta monopolizzando il dibattito politico della Svizzera italiana, ci soffermiamo con tre sindacalisti a Millevoci.

Sono ospiti:
Nando Ceruso, ex sindacalista e responsabile dell'organizzazione TiSin
Vincenzo Cicero, sindacalista di UNIA
Nenad Jovanovic, vice-segretario regionale del Mendrisiotto dell'OCST