Sotto una pioggia torrenziale, proprio come a voler simboleggiare le lacrime del cielo brasiliano per la fine di due settimane di festa, si sono chiusi i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, i XXXI dell'era moderna. Al Maracanã, in una cerimonia di chiusura caratterizzata, proprio come quella d'apertura, dalla coinvolgente musica e da uno spettacolo di luci e colori è andato in scena il saluto di un paese intero, riunito dietro alla metropoli carioca. E proprio dai simboli della Cidade Maravilhosa, sapientemente disegnati dalla coreografia al centro dello stadio, è cominciata la festa. Gli archi di Lapa, il Cristo Redentore e il Pan di Zucchero hanno fatto da introduzione alla fiumana di atleti che si è poi riversata all'interno dell'impianto sportivo.
Prima di tutti sono entrati i portabandiera, con Nino Schurter fresco medagliato a far svolazzare al cielo il drappo rossocrociato. Malgrado il maltempo nessuno si è tirato indietro, in primis proprio gli atleti che, immancabilmente muniti di telefonini e telecamere per immortalare l'evento, hanno danzato e scherzato a ritmo di musica, coinvolgendo anche il pubblico. Dopo altre coreografie e scenette è stato il momento di "cedere" il testimone da Rio de Janeiro a Tokyo, che nel modo più scenografico possibile (con il primo ministro giapponese a sbucare da un tubo travestito da Supermario!) ha ufficialmente presentato la prossima Olimpiade. A mettere la parola fine ci ha poi pensato il presidente del CIO Thomas Bach, con saluti e ringraziamenti prima del fatidico spegnimento della fiamma, ma la festa, quella siamo sicuri, non si è certo esaurita.



