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Godetevi l'Olimpiade, se potete

È arrivato il momento di dare il via ai Giochi

  • 07.02.2014, 14:37
  • Ieri, 12:45
È tutto pronto, o quasi

È tutto pronto, o quasi

  • Keystone
Di: RSI Sport 

di Enrico Carpani

Ieri sera, all'inaugurazione della House of Switzerland, ho mangiato dei rösti che sembravano di cartone. Da due giorni, poi, faccio la doccia fredda. E non certo per i presunti effetti benefici di una simile abitudine. Siccome sono un utilizzatore di Twitter... di ritorno - nel senso che da tempo ho rinunciato di ricorrere alla tecnologia per annunciare al mondo cosa mi passa per la testa - ho preferito scegliere di vivere questi problemi in assoluta riservatezza, quasi in una sorta di intimo pudore, evitando di farne dei casi di rilevanza universale.

Se ho deciso di scriverne, consapevole dell'inevitabile contraddizione in cui sarei caduto, è soltanto per cercare di illustrare quella che ormai può essere considerata la vera e propria tendenza di queste lunghe giornate di vigilia: dare la colpa a Vladimir Putin per tutto ciò che succede. O che non succede, come la distribuzione dell'acqua calda nella camera 405 del blocco 9 del villaggio Omega (è il mio indirizzo di Sochi), appunto.

Sia chiaro che l'ultima delle mie intenzioni è quella di assolvere il padre padrone di questi Giochi e di tutto il paese dalle sue molteplici responsabilità. E altrettante nefandezze. Ci mancherebbe altro! Ma non credo neppure che quello di generalizzare e banalizzare le diverse problematiche sia un esercizio utile, e tanto meno ancora intellettualmente accettabile.

Temi come il rispetto delle minoranze, la corruzione e qualsiasi altro elemento della gestione politica appartengono al giudizio che tutti noi - ma soprattutto la storia - daremo dell'ultimo degli zar. Ma lasciarsi travolgere da un'ondata di negatività legata a difficoltà strutturali che sono tipiche di qualsiasi evento di questa portata e che molto probabilmente saranno risolte con il passare dei giorni mi sembra un procedimento poco credibile oltre che profondamente scorretto.

Tanto più che quando per il puro e semplice piacere della discussione ho provato a tastare il polso a un paio di interlocutori locali su questi argomenti mi sono ritrovato a dover poi gestire l'imbarazzo tipico di chi ha appena incassato qualche risposta pungente e magari anche un po' stizzita: come la mettiamo, ad esempio, con i diritti dell'uomo in Cina, o la questione degli aborigeni in Australia? O ancora - lei è svizzero, vero? - con il fatto che l'ultima volta che le Olimpiadi si sono svolte nel suo paese le donne ancora non potevano votare?

Che dire? Soltanto che ci sono rimasto male, che ho provato con tutti i trucchi del mestiere di chi ama discutere sempre e comunque a respingere o perlomeno a circostanziare l'accusa (non si possono paragonare epoche cosi diverse, questa è demagogia pura e altre amenità del genere), prima di arrendermi all'evidenza che chi avevo di fronte era meglio preparato di me ad affrontare il problema. Merito o colpa di Putin anche stavolta?

L'esperienza mi insegna comunque che da domani la tensione diminuirà notevolmente: lo sport - che non deve assolutamente chiudere gli occhi di fronte a nulla, ma al tempo stesso non merita di essere travolto da alcun fattore esterno - sta per riprendere il suo posto nel flusso di immagini e di informazioni da cui saremo inondati nelle prossime due settimane.

Succede ogni volta, credetemi. E ogni volta la storia finisce più o meno bene.

Non posso che augurarmi che la regola valga anche quest'anno. Nonostante Putin e nonostante tutto.

Godetevi l'Olimpiade, se ci riuscite. O almeno provateci.

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