hockey su prato

HAC Lugano, da 100 anni coltivatore di uno sport di nicchia

La società biancorossa è l’unica che propone questa disciplina in Ticino

  • Oggi, 08:54
  • Oggi, 08:54
La prima squadra maschile della società biancorossa

La prima squadra maschile della società biancorossa

  • HAC Lugano
Di: Luca Steens/Federico Fiorito 

Due elementi colpiscono avvicinandosi all’HAC Lugano, l’unica società in Ticino a promuovere l’hockey su prato. Il primo è la cronistoria quasi centenaria e molto dettagliata presente sul sito del club. Il secondo emerge al campo E di Cornaredo, dove si allenano e giocano tutte le squadre: la seduta a ranghi misti. Juniores, compagine femminile e maschile si mescolano per alcuni esercizi e poi per la classica partitella. Una modalità non abituale, utilizzata a volte per sopperire alle varie assenze, che mette in mostra l’unità di questa famiglia sportiva. E che indica già una particolarità di questo sport: “Non esiste il contrasto fisico, che è già un elemento importante”, spiega Luigi Broggini, allenatore della prima squadra maschile.

A rispondere sulla particolare cura nel redigere le tappe importanti della società, costituita il 12 dicembre 1927, è il presidente Davide Ferretti, numero uno di un comitato molto affiatato con uno zoccolo duro che lavora insieme da parecchio tempo. “La spiegazione esatta non la conosco, però so che effettivamente abbiamo una bella storia documentata e siamo contenti di averla. Vuol dire che negli anni la gente si è appassionata e quindi ha tenuto traccia della nostra attività”. La versione moderna dell’hockey su prato, uno sport presente già nell’Antico Egitto e in altre culture di migliaia di anni fa, è nata a fine Ottocento in Inghilterra. Si è sviluppata nell’élite sociale legata al sistema scolastico e poi è stata esportata dall’Impero Britannico in tutto il mondo. A portarlo in Ticino fu un giovane avvocato appena laureato a Zurigo: Demetrio Balestra. Forse proprio perché legato inizialmente al ceto medio-alto, l’HAC Lugano può vantare una storia così dettagliata.

Il nostro sport da tempo non è più legato alla classe medio-alta, anche se restano tracce di questo passato. Come il fatto che ci sia solo la versione del bastone “right”, cioè destro, proprio perché il destro era visto come il giusto nella tradizione anglosassone

Davide Ferretti, presidente HAC Lugano

Il prossimo sarà un anno importante per l’HAC Lugano, che raggiungerà i 100 anni di attività. “Stiamo lavorando con un gruppo ad hoc per organizzare un degno festeggiamento. Posso anticipare che ci sarà un pranzo di gala e che faremo diversi eventi sul campo coinvolgendo tutti i nostri oltre 300 membri. Quello che ci preme anche organizzare è una partita della Nazionale, ma questo evento si svolgerà forse più in là nel tempo, quando sorgeranno le nuove infrastrutture”, annuncia il presidente. “A breve inizieranno i lavori per i nuovi spogliatoi e una nuova casa, importantissima per la nostra attività, che condivideremo con l’atletica”. Un regalo per i 100 anni da parte del Comune nell’ambito del Polo Sportivo e degli Eventi. “La città ci mette a disposizione da anni un terreno sintetico di sicura qualità. Gli ultimi 2-3 anni sono stati tribolati per via della situazione temporanea degli spogliatoi: quando tutto diventerà definitivo questo potrebbe aiutare a rilanciare il movimento, per far sì che il centenario non sia un traguardo ma una tappa per andare avanti”, analizza ancora Ferretti. Ma un “autoregalo” con la promozione in A? “Facciamo i passi secondo la gamba. Abbiamo già flirtato con la massima serie ma potremo raggiungerla stabilmente solo avendo un settore giovanile solido e magari qualche straniero che ci dia una mano”.

Un movimento che, pur restando di nicchia nonostante sia l’antenato di tutte le versioni dell’hockey sviluppate negli anni (compresa quella su ghiaccio), sta bene. “Godiamo di buona salute, anche se chiaramente abbiamo poca visibilità essendo uno sport di nicchia. Bisogna comunque sempre lavorare per mettere insieme il budget che ammonta attorno ai 100’000 franchi, coperti in parte dagli enti pubblici e in parte da sponsor”, spiega Ferretti. Gli sponsor sono spesso trovati tra i membri o le loro amicizie. Ma perché non è riuscito a svilupparsi come le altre versioni dell’hockey in Ticino ed è presente solo a Lugano? “Innanzitutto non è facile avere un’infrastruttura adeguata perché il nostro campo non è un campo che troviamo dappertutto, visto che ha dimensioni simili a quello del calcio. Anche noi giochiamo in 11 contro 11”. I tentativi a Locarno e Bellinzona sono falliti. “Qui ha attecchito di più ed è arrivato a 100 anni. Poche società sportive resistono oltre i 100 anni nella regione e questo ci rende orgogliosi. In passato abbiamo avuto alcuni giocatori che venivano da altri distretti, ma tutto diventava oneroso e impegnativo per loro”.

Il professionismo esiste in poche nazioni come India, Pakistan, Argentina, Australia, Paesi Bassi, Belgio e Regno Unito. Quando a Lugano abbiamo avuto la fortuna di avere degli stranieri, arrivati per scelte di vita, è stata una manna: ne ha beneficiato la prima squadra ma pure il settore giovanile. Tutti avevano però pure un’attività collaterale perché siamo volontari dal primo all’ultimo

Davide Ferretti, presidente HAC Lugano

Un esempio di straniero giunto in Svizzera per altri motivi ma che poi ha dato un grande aiuto all’HAC Lugano è l’allenatore Luigi Broggini, ormai ticinese d’adozione. “Hockeisticamente nasco a Milano ed è 32 anni che alleno. Nel 1997, per amore, mi sono trasferito a Lugano e da lì è iniziata la mia avventura con questo club. Per me è una missione, veramente una passione che mi porto dietro da tantissimo tempo. Siamo veramente un gruppo meraviglioso con ragazzi che ho seguito da quando avevano otto anni”. Chi meglio di un coach di lunga esperienza per scoprire altre caratteristiche di questo sport oltre all’assenza di contatto fisico? “Abbiamo queste similitudini con il calcio dal punto di vista dello spazio del campo e del giocare 11 contro 11. Ma abbiamo regole diverse che secondo me rendono questo sport più attrattivo del calcio, e che sono state adattate negli anni per migliorare lo spettacolo e la quantità di reti”, spiega Broggini. “Da sapere c’è che la pallina non può essere toccata né dalla parte tonda del bastone né dai piedi, e non esiste il fuorigioco”. Ma che caratteristiche deve avere un buon giocatore? “Le partite durano 70 minuti, divisi in 4 tempi da 17’30”, quindi la parte atletica è importante. Ma pure la tecnica e la tattica che alleniamo sempre con la corsa sono fondamentali. Per allenarsi bene ci vorrebbero sempre 16-18 giocatori, ma come oggi anche con 10 si fa un lavoro che serve”. Uno sport che d’inverno si pratica indoor. “Sono due campionati totalmente diversi, a partire dallo spazio. In palestra usiamo il campo di pallamano e ci sono le sponde laterali. Di conseguenza in palestra è un gioco più veloce e tecnico e la pallina può viaggiare solo rasoterra”.

Chi di palline ne ha fatte viaggiare parecchie nella sua carriera è Claudio Bizzozzero, il veterano della squadra. Campione svizzero alcune stagioni fa con il Lucerna e per una decina d’anni inserito nei quadri della Nazionale, racconta: “Ho iniziato a giocare quando ero in terza elementare. Alcuni compagni mi hanno invitato a provare e da lì mi sono appassionato. Prima giocavo a calcio, passione di famiglia, e a hockey su ghiaccio. Negli anni ho provato un po’ tutte le versioni dell’hockey. Di quella su prato mi piace che sei obbligato ad attaccare, perché non puoi segnare prima dell’area demarcata da questo semicerchio. E mi piace pure che nella nostra disciplina, pur essendo competitiva, non si spingono i ragazzi per arrivare a un certo livello ma si pensa solo a farli divertire. Poi dopo, se vuoi, puoi farlo diventare qualcosa di più serio”.

immagine
05:04

Hockey su prato, il servizio sull’HAC Lugano (28.05.2026)

RSI Sport 28.05.2026, 16:15

immagine
17:29

Hockey su prato, l’intervista a Davide Ferretti (28.05.2026)

RSI Sport 29.05.2026, 01:01

immagine
10:41

Hockey su prato, l’intervista a Luigi Broggini (28.05.2026)

RSI Sport 28.05.2026, 18:43

immagine
06:36

Hockey su prato, l’intervista a Claudio Bizzozzero (28.05.2026)

RSI Sport 28.05.2026, 18:02

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Sport

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare