di David Conti
Casa Svizzera è il cuore pulsante di questa Olimpiade. Un passaggio obbligato per tutti. Qui hanno luogo le conferenze stampa, che vanno ormai avanti dal secondo giorno in cui siamo atterrati ai Giochi, più di una settimana fa. Qui si ritrovano gli atleti per festeggiare le medaglie, com'è stato dapprima il caso di Cologna e Podladtchikov, e poi di Gisin e Gut. Tre ori e un bronzo, medaglie riprodotte in targhette che ornano una delle pareti di legno dell'edificio su quattro piani. Qui i medagliati condividono la loro gioia con coloro che hanno intrapreso la trasferta. Non ci sono tanti tifosi, ma si notano per il modo colorito in cui portano cappelli e bandiere. Ma qui arrivano da ogni parte del mondo: soprattutto dal Canada, nordamericani che quotidianamente partono all'arrembaggio del lounge sito al secondo piano. Tra una birra e l'altra, tra un piatto di raclette e una porzione di rösti. La gente ci viene volentieri, anche perché Casa Svizzera è l'unica a tenere aperte le sue porte ben al di là dell'orario dell'aperitivo. E qui ci lavora anche una ticinese, Chiara, che da alcuni anni vive e lavora a Mosca.
Insomma, una casa di e per tutti, un po' in controtendenza con le recenti votazioni. E a proposito di politica, qui hanno fatto tappa anche il Presidente della Confederazione Burkhalter e il Consigliere agli Stati Lombardi. Fedele alla centralità geografica del nostro Paese, anche Casa Svizzera è stata eretta nel cuore del Parco olimpico. Impossibile non vederla, illuminata in ogni suo angolo, lì ai piedi del ponte che unisce la tribuna del circuito di Formula 1 alla fiamma olimpica da dove tutti devono passare per tornare a casa.
Tradizione iniziata nel 1998 a Nagano, Casa Svizzera è un edificio fabbricato rispettando i concetti di innovazione e sostenibilità. Una costruzione in legno che verrà smontata e rimontata in altre occasioni. Come all'esposizione di Milano, nel 2015. Senza le targhette: quelle verranno appese nella bacheca della storia dello sport rossocrociato.
