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Tokyo riconquista i Giochi olimpici

L'editoriale di Enrico Carpani

  • 08.09.2013, 13:36
  • 4 maggio, 13:10
I giapponesi ringraziano

I giapponesi ringraziano

  • REUTERS
Di: RSI Sport 

Nell'albergo delle due delegazioni che poche ore fa si sono contese il successo nello scrutinio decisivo per l'attribuzione dei Giochi della 32a Olimpiade estiva, l'entusiasmo dei vincitori è estremamente contenuto, quasi a voler sottolineare il profondo rispetto che i giapponesi sentono di dover esprimere - senza alcuna ipocrisia di circostanza - nei confronti dei loro avversari turchi. Tokyo ha sbaragliato la concorrenza, facendo corsa in testa sin dal primo giro, e forse proprio l'ampiezza del successo della squadra guidata dal premier Shinzo Abe ha contribuito a smorzare ogni eccesso.

La signorilità di chi è uscito trionfante dal lungo ed estenuante percorso di selezione iniziato tre anni fa non può comunque stemperare più di tanto l'amarezza degli sconfitti, probabilmente crogiolatisi nell'illusione dal momento in cui l'esito della votazione iniziale aveva assegnato loro il ruolo di sfidanti designati. Istanbul ci credeva, ci ha creduto fino in fondo; e alla fine, quel 60 a 36 è suonato come una condanna troppo severa, addirittura incomprensibile.

Secondo logica non sarebbe dovuta finire così. Ma evidentemente qualcosa non ha funzionato come doveva. O almeno come qualcuno credeva...

La metropoli sul Bosforo aveva puntato tutto o quasi sulla sua bicontinentalità euro-asiatica, e soprattutto sull'assoluta valenza storico-politica di quella che sarebbe stata la prima edizione dei Giochi olimpici organizzata in un paese a maggioranza islamica. Non soltanto un ponte tra due continenti, insomma, ma anche una straordinaria opportunità di apertura reciproca tra universi ancora molto lontani.

Se Tokyo poteva quindi rappresentare una scelta comprensibile e più che legittima, all'insegna della continuità e della stabilità - in un certo senso anche impregnata di un conservatorismo tutt'altro che sorprendente da parte di alcuni membri di un'istituzione come il CIO - Istanbul sembrava invece la carta da giocare per aggiungere un altro tassello al grande progetto di globalizzazione dello sport: Sydney, Pechino, il Sudafrica, il Brasile, la Turchia. Eppure...

Eppure, appunto, non solo questo non è successo, ma la situazione venutasi a creare già dopo il primo turno in seguito all'eliminazione di Madrid - la terza consecutiva dopo quelle per l'organizzazione dei Giochi del 2012 e del 2016 - ha chiaramente dimostrato che il previsto travaso di voti dopo l'uscita di scena della capitale spagnola c'è stato, ma in direzione opposta rispetto a molte previsioni.

In realtà, infatti, la polarizzazione ha nettamente favorito Tokyo, in quanto europei e arabi si sono sentiti autorizzati a quel punto ad anteporre i rispettivi interessi a qualsiasi altra strategia di voto. Il che, in altre parole, significa che sfumata l'opportunità Madrid lo zoccolo duro della vecchia Europa ha pensato a Parigi e a Roma e alle loro probabili ambizioni per il 2024, quando in corsa dovrebbe esserci anche il Qatar, con Doha, ma soprattutto con i milioni, anzi i miliardi, che hanno già permesso al paese del Golfo di assicurarsi i Mondiali di calcio del 2022: entrambi questi scenari si rivelerebbero infatti del tutto improponibili appena quattro anni dopo l'eventuale prima volta della Turchia.

Stretta in una simile morsa e condannata dal tradimento di troppi potenziali alleati Istanbul si è cosi fatta letteralmente travolgere dall'ondata di consensi in favore dell'opzione nipponica: per Tokyo, quella del 2020 sarà la seconda Olimpiade, 56 anni dopo l'edizione del 1964. Per il Giappone addirittura la quarta, aggiungendo quelle invernali di Sapporo nel 1972 e di Nagano nel 1998.

L'ombra lunga di Fukushima non ha dunque pesato sulla decisione dei membri del CIO, rassicurati dalle promesse di interventi tecnologicamente sofisticatissimi in materia di sicurezza e dall'impegno di grandi investimenti assunto dal governo.

La Turchia di Erdogan, il principale sconfitto di Buenos Aires, - dove risiede la seconda comunità armena più importante del mondo, che ha evidentemente festeggiato la mancata designazione di Istanbul - ci riproverà senz'altro, anche se la costellazione in futuro potrebbe presentarsi assai meno favorevole. Di certo, però, l'esperienza maturata in questo primo, infruttuoso tentativo di farsi ammettere nell'esclusiva cerchia dei paesi olimpici le avrà insegnato molto. Soprattutto sui giochi di potere e sugli incroci di alleanze nel conclave dei cinque anelli.

Enrico Carpani

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