dall'inviato a Zurigo Marcello Ierace
Jean-Marc Jaumin non è certo uno che cerca amici o facili consensi. In un allenamento a porte chiuse è più che altro un soggetto alla sergente maggiore Hartman di Full Metal Jacket. Per rendere l'idea di che tipo sia il nuovo allenatore dei Lugano Tigers. Poche vie di mezzo, tante parole chiare. In panchina non guarda in faccia a nessuno e non fa sconti. Se deve riprendere il capitano che non fa stretching, lo fa. Se deve dare una strigliata a Watson, lo fa. Anche se lo sguardo in cangesco da quell'altezza lì indurrebbe chiunque a non farlo.
Ha piazzato due ore e mezza di allenamenti al mattino e altrettanti al pomeriggio nella preparazione estiva. Ritmi - diciamo così - un tantinello diversi da prima. Cosa che non fa sempre piacere a tutti, compreso chi deve trovare il doppio degli spazi e soprattutto deve tenere a bada i malumori.
Ma il lavoro paga, e quanto fatto in queste settimane ha già portato in bacheca Tigers già un bel trofeo. Poi se noi rimaniamo a bocca aperta davanti alle giocate di Rambo, lui striglia pure noi. "Viene da chissà dove, fa quelle cose, ma ne sbaglia anche tante: se vuole giocare con me deve darsi una regolata". Jaumin è fatto così, impareremo a conoscerlo e, certamente, ad apprezzarlo.
Supercoppa, l'intervista a Jean-Marc Jaumin (05.09.2015)
RSI Sport 05.09.2015, 21:11

