Quando Marco Belinelli, voce rotta e lacrime inarrestabili, dice in diretta tv "nessuno ha mai creduto in me in questi anni", c'è da credergli. E scusate il bisticcio verbale. Arrivato a 22 anni nella NBA, con un campionato vinto in maglia Fortitudo Bologna già in tasca ma anche con la fama del talento incostante, si è subito organizzato il club degli scettici. Non è il suo posto, tornerà a casa con la coda tra le gambe, gli mancano (nell'ordine) testa, tecnica, fisico.
Don Nelson è il primo a non credere nel ragazzo di San Giovanni Impersiceto, relegandolo al garbage time dei Golden State Warriors. Le cose migliorano a New Orleans e ancor più a Chicago, ma i dubbi restano, chissà poi perché. Fino al tocco del Re Mida del basket, Gregg Popovich, che trasforma il suo talento in un anello di campione da mettere al dito. La vittoria nella gara del tiro da tre all'ultimo All Star Game (che in America è considerata cosa assai seria) è solo il primo segnale che stavolta le Cassandre avrebbero fatto bene a tacere. Perché "alla fine ho vinto". Silence please.
L'intervista di Massimo Miccoli a Marco Belinelli (settembre 2013)
RSI Sport 18.06.2014, 19:25
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