Dall’inviato a Zhangjiakou Luca Steens
Prima della partenza per Beijing 2022 il nostro telefono è stato fornito di alcune applicazioni di traduzione per riuscire a comunicare in qualche maniera con i cinesi. Spesso e volentieri però le frasi che vengono create in inglese o italiano sono poi ancora da interpretare, e dalle facce (o meglio dagli occhi viste le mascherine) che fanno i nostri interlocutori, anche per loro è la stessa cosa con gli strumenti digitali a loro disposizione. In qualche maniera però ci si capisce, la maggior parte delle volte aggiungendo qualche gesto, una lingua più internazionale di qualsiasi idioma, anche se non per forza tutti i segni vogliono dire la stessa cosa in tutti i paesi del mondo.
Col passare dei giorni e soprattutto dopo l’inizio ufficiale dei Giochi Olimpici venerdì, sono arrivate schiere di giovani volontari capaci di parlare inglese, e il problema si presenta sempre meno. Rimarrà però scolpita nella memoria dei colleghi e nella mia la traduzione uscita sullo schermo dopo alcune parole pronunciate da un impiegato della buvette del centro stampa. Il ragazzo ci stava spiegando perché del menù con 49 piatti in cucina erano rimaste solo 6 possibilità (e ovviamente non la nostra chiesta 15’ prima…), quando sullo schermo a tradurre il suo pensiero è uscito un “rutto”. Impossibile poi spiegare al nostro cameriere il perché delle nostre risate…

