L'olandese affrontato da Paul Breitner e Berti Vogts nella finale dei Mondiali del 74'
L'olandese affrontato da Paul Breitner e Berti Vogts nella finale dei Mondiali del 74'

Cruyff, l'artista con il numero 14

L'omaggio di Enrico Carpani al campione olandese

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di Enrico Carpani

Ci sono due modi per pretendere di essere il più grande di sempre: quello di Di Stefano, Pelè, Maradona e Messi, che a cavallo delle loro epoche si contendono il primato nella categoria di coloro che il calcio lo hanno ricevuto in dote – parte di una sorta di patrimonio genetico collettivo di brasiliani e argentini soprattutto – e poi quello di Johan Cruyff, condiviso forse soltanto dal Puskas dell’Ungheria dei miracoli.

L’Ajax e l’Olanda di quel mingherlino dalle gambe storte che non riusciva a stare fermo neppure per un attimo ce li siamo ritrovati davanti praticamente senza rendercene conto, ma il calcio che ci hanno proposto per anni, quello non avremmo mai potuto dimenticarlo.

L’intuizione geniale di Rinus Michels, l’inventore di un’autentica, nuova dimensione del gioco più popolare del mondo – il football totale degli olandesi appunto – trovò in Cruyff il più straordinario degli interpreti naturali, capace di far assurgere al ruolo di protagonisti, se non addirittura di campioni, elementi come Krol, Neskens e Rensenbrink, che senza incrociare i loro destini con quello di Johan – certamente la figura più carismatica della storia del calcio al di là di qualsiasi valutazione tecnica – avrebbero vissuto carriere molto diverse.

3 coppe dei campioni, altrettanti palloni d’oro e l’unica ombra di un mondiale mancato – quello del ’74 a Monaco perso contro la Germania proprio dopo aver dato l’impressione di poterlo, anzi di doverlo stravincere – sono le tappe più importanti di una carriera proseguita in veste di allenatore, in Olanda dapprima e in Catalogna – sua vera patria adottiva – poi: il rapporto con Barcellona è stato fondamentale nella vita di Johan Cruyff ma anche nella crescita del club a livello internazionale, al punto che ancora oggi, ammirando l’eccezionale qualità del gioco dei blaugrana è facile ritrovarvi la matrice, unica e irripetibile, della filosofia calcistica di colui che nella memoria di milioni di appassionati resterà per sempre un artista con il numero 14 sulla schiena.

 
 
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