Falliti già a fine agosto due obiettivi su tre (Europa e Coppa Svizzera), complice l’immobilismo sul mercato in uscita (Sebastian Pelzer 3,5) e i reiterati problemi fisici (preparatori 3), il Lugano inizia la stagione colpevolmente in ritardo ed il gap azzera presto le speranze di titolo - pur chiudendo il 2025 “solo” a -7 dal Thun - anche per la pareggite di febbraio-marzo. A fine autunno e poi negli ultimi due mesi la squadra torna però performante e competitiva, pur non toccando mai i livelli dell’autunno 2024. Mattia Croci-Torti resta però tecnico caparbio e innovativo (4,5).
Amir Saipi 4: il voto può sembrare basso ma è la media tra il crescendo orgoglioso da novembre in avanti ed un inizio stagione invece da incubo. Compresi il gollonzo costato l’eliminazione dalla Coppa e l’imperdonabile “sabotaggio” che lo spinse a rifiutare panchina e relativa trasferta di San Gallo quando arrivò Von Balmoos.
David von Ballmoos 4,5: al netto di problemi fisici troppo reiterati per poter essere considerati casuali, di sicuro portiere di affidabilità e rendimento, ancorché inferiore con i piedi rispetto a Saipi.
Mattia Zanotti 4: prima parte condizionata dalle incertezze del mercato e da guai fisici, compensati da una ritrovata continuità di rendimento alla distanza pur senza qualità assoluta, specie sui traversoni. Fa il laterale destro, il quinto, il braccetto e all’occorrenza trasloca pure sull’altro out: per la polivalenza preziosissimo.
Antonios Papadopoulos 5: difensore di sostanza, che si esalta quando la partita scivola in battaglia, più da compiti difensivi che di impostazione ma bravo (specie in autunno) sulle palle ferme a favore. Qualche passaggio a vuoto a fine estate perché il mercato lo distrae, ma nell’insieme molto affidabile e regolare.
Lukas Mai 4,5: a suo agio soprattutto come centrale nella linea a tre e contro i centravanti che non riescono a puntarlo, ha piede delicato e quindi la capacità di costruire dal basso ma non sempre la concentrazione ottimale e nemmeno un “mentale” che gli permette di farsi scivolare addosso gli errori.
Damian Kelvin 4: scommessa vinta? Tutto sommato sì, ripensando alle enormi difficoltà iniziali e ad un bagaglio tecnico piuttosto grezzo in arrivo dalla Prima Lega. Grazie al lavoro ed alla tenacia alza il livello a primavera quando a lungo è addirittura titolare al centro della linea a tre.
Martim Marques 3,5: sono troppi gli infortuni ed i problemi fisici per raggiungere la sufficienza. Ogni volta che pare in grado di decollare si ferma. Laterale più di spinta che di copertura, l’anno prossimo sarà già ad un bivio cruciale nonostante la giovane età.
Ezgjan Alioski 2,5: la principale delusione in assoluto. Arriva completamente fuori condizione e complice anche un pizzico di presunzione fatica a calarsi nella parte e soprattutto ad incidere. In seguito è un continuo dentro e fuori (dagli infortuni), senza mai dare la sensazione di valere la fiducia del triennale che l’ha convinto a tornare a Cornaredo.
Hannes Delcroix 5,5: colma nel 2026 il vuoto lasciato in rosa da Hajdari. Mancino raffinato, spesso sembra giocare in pantofole vista la facilità con cui tiene l’uomo e appoggia la manovra. Grande acquisto, fin dalle primissime battute e nonostante qualche difficoltà fisica.
Zachary Brault-Guillard 3: la passata stagione aveva dato l’impressione di poter essere un back up dignitoso per la fascia destra, quest’anno invece perde smalto, affidabilità e di conseguenza anche spazio e minuti. Sparisce dai radar nel 2026.
Yanis Cimignani 4: da emarginato a irrinunciabile, per quanto solo a sprazzi con un livello qualitativo di primo piano. Bravo soprattutto nell’alzare il contributo difensivo e senza palla, scalando così le gerarchie come quinto di sinistra, non altrettanto pulito palla al piede.
Anto Grgic 4,5: rigorista infallibile, playmaker con intelligenza sopra la media nell’anticipare le giocate e leggere le situazioni, al solito in difficoltà quando i ritmi si alzano e si ritrova marcato “a uomo”. Croci-Torti però di lui si fida ciecamente: e tutto sommato ha ragione.
Uran Bislimi 4,5: rimane la sensazione di un potenziale importante ancora inespresso, di un sistematico “può fare di più”, ma pur anche lui con un rodaggio estivo maledettamente complicato è di sicuro tra i giocatori di maggior caratura tecnica e di personalità. Meglio da “6” che da “10”, anche se in fondo quale sia il suo vero ruolo è ancora un enigma.
Mohamed Belhadj 3: non torna mai (almeno fino a maggio) quello “vero” dell’autunno 2024, a causa di una convalescenza che pare infinita. Arruffone, sotto ritmo, sconclusionato, in costante affanno. Peccato, perché un altro come lui in organico non c’è e difatti manca tantissimo.
Ahmed Kendouci 2,5: doveva essere un crac, ma complice il gravissimo infortunio rimediato quando ancora giocava in Algeria non lo vediamo mai, perché mai riesce a ripartire. Un paio di comparsate affannose e poi tanta panchina. Nei disegni iniziali doveva essere un interno di centrocampo capace anche di far gol, ora si spera di recuperarlo per il torneo che verrà.
Hicham Mahou 3: eterna incompiuta, che alla lunga, col contratto in scadenza, finisce nel dimenticatoio, a causa di un’infinità di prestazioni fatte di poche luci e tantissime ombre. Salta l’uomo come forse nessun altro: il problema è che lo fa col contagocce.
Mattia Bottani 3: la classica stagione di troppo. Ormai svuotato di brillantezza non riesce a compensare con l’impegno e la voglia. Presenza offensiva ormai inesistente, sia in zona-gol che nella capacità di puntare l’uomo e creare.
Renato Steffen 4,5: chiude con 8 gol e 4 assist una stagione cominciata malissimo ma chiusa in crescendo e non è un caso che il Lugano abbia in fondo fatto lo stesso. Croci-Torti ha provato a lungo a cucirgli un nuovo abito tattico un po’ meno esigente (da trequartista o seconda punta), ma il meglio continua a darlo partendo da destra. A patto di star bene.
Daniel Dos Santos 5: passo avanti sostanzioso rispetto alla stagione dell’esordio in Super League, soprattutto alla distanza. Con 4 reti e 10 assist tra i giocatori più produttivi, grazie anche ad un ampliamento-arricchimento del proprio bagaglio tattico. Da “10” fatica a reggere la pressione, a tuttocampo invece inventa e produce. Può diventare un leader.
Erik Philström 3,5: arrivato con la stigmate del talento già pronto, in realtà si dimostra molto acerbo, soprattutto dal profilo mentale. Fatica ad ambientarsi e non entra praticamente mai nelle rotazioni, pur regalandosi una serata da sorprendente eroe nell’1-1 di San Gallo ad aprile.
Claudio Cassano 3: mezzo punto in più per il gol decisivo a Thun a fine andata. Altrimenti quasi mai in grado di incidere.
Georgios Koutsias 3: girone d’andata dignitoso, con qualche lampo intrigante verso dicembre quando Croci-Torti lo “inventa” esterno sinistro, ma mai il cannoniere di cui il Lugano avrebbe bisogno, perché non ha il DNA dell’uomo-gol. Completamente disunito poi dopo il fattaccio di Benidorm.
Kevin Behrens 5: 13 gol senza tirare i rigori. Numeri importanti per un attaccante fisicamente imponente che sa anche far salire la squadra ma che in fondo troppo poco è stato valorizzato per quelle che sono le sue qualità di uomo d’area. Qualche limite tecnico indiscutibile ed un po’ di goffaggine nei movimenti, ma in ogni caso e per distacco il miglior acquisto dell’estate 2025.
Alexandre Duville-Parsemain 2,5: oggetto misterioso arrivato a Cornaredo chissà come. Non all’altezza sotto tutti i punti di vista per la categoria. Punto.
Joao Carbone e Ilija Maslarov: non giudicabili

SL, il servizio su Lugano-Basilea (Telegiornale 17.05.2026, 20h00)
RSI Sport 17.05.2026, 19:48







