La squadra è con Celestini
La squadra è con Celestini (Ti-Press)

Il Lugano c'è, ma ora deve confermarsi

Ecco cosa ha detto la partita di Europa League contro la Dynamo

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

dall'inviato a San Gallo Ariele Mombelli

Il Lugano è vivo, ma non è e non può essere del tutto guarito. La prestazione offerta contro la Dynamo Kiev è sicuramente stata di spessore, ma andrà ora replicata in Super League domenica contro il Sion. In attesa di quella sfida, fondamentale per il prosieguo della stagione, ecco alcune indicazioni che i bianconeri potrebbero portare con sé.

La squadra è con Celestini

Premesso che se fosse il contrario, soprattutto su un palcoscenico così prestigioso qual è l'Europa League, sarebbe davvero grave, Celestini ha ottenuto dalla squadra ciò che voleva: la fiducia. Ribadita più e più volte a parole, un po' meno sul campo in campionato, Sabbatini e compagni hanno finalmente sfoderato una prestazione di cuore e grinta. La strada è tracciata, ora bisogna seguirla pure in Super League, a partire da domenica contro il Sion. Basterà?

Una difesa a 4 con più certezze

In attesa di tornare al gol, quella di ieri sera è la terza partita senza reti, la quinta nelle ultime sei, il Lugano ha ritrovato una compattezza difensiva che non si vedeva da tempo. La Dynamo Kiev non ha premuto sull'acceleratore più di quel tanto - in fondo i tre punti per gli ucraini non erano necessari - ma la retroguardia bianconera si è sempre fatta trovare pronta quando chiamata in causa. Un compito semplice visto l'evolversi della partita? Forse sì, ma l'impressione è che con una linea a quattro (a farne le spese è stato Kecskes), la squadra acquisisca maggiori certezze e sicurezze.

La capacità di Gerndt

Rientrato dall'infortunio e in condizioni fisiche tutto fuorché ottimali, Alexander Gerndt è riuscito nel giro di 30' a spiegare perché per questo Lugano è imprescindibile. Niente di trascendentale, sia chiaro, ma nessuno degli attaccanti a disposizione di Celestini ha la sua stessa capacità di attaccare la profondità. È così, fatta eccezione per la traversa di Maric su palla ferma, che i bianconeri si sono creati le due occasioni più pericolose della partita. Con buona pace di Holender.

 
Condividi