Dall'inviata a Manaus Daniela Bleeke
Luis Fernando Suarez ci crede. Il selezionatore dell'Honduras crede nel "miracolo" di quella che sarebbe una storica qualificazione agli ottavi di finale di un Mondiale. D'altronde il colombiano ci era già riuscito con l'Ecuador nel 2006. "Un gruppo deve sempre crederci. Sappiamo che dobbiamo fare tutto bene, come minimo, ma ci siamo abituati. La matematica è lì che ci guarda: non basta vincere, ma dobbiamo farlo segnando almeno due reti e non subendone. Questo rende le cose ancora più difficili. Non per questo non ci proveremo".
"La Svizzera può giocare molto meglio rispetto alla sfida con la Francia. È così per tutte le squadre, nessuna riesce ad esprimersi sempre al cento per cento. Sono aspetti del calcio così come dell'essere umano. Avranno sicuramente imparato la lezione e non rifaranno gli stessi errori", è certo il mister della nazione centroamericana.
Il 54enne è convinto del potenziale del suo gruppo e non vuole sentire parlare di fallimento in caso di eliminazione: "Le circostanze hanno fatto degli honduregni un popolo forte. L'uragano, le differenze sociali, la crescente violenza. Così come i politici cercano di rimediare a questi problemi, noi domani daremo tutto in campo e comunque vada sarò fiero della squadra. Fallimento non è una parola adatta per un team che ha dato così tanto negli ultimi anni. Io personalmente sarei triste, perché ho un sogno".









