Calcio

Le radici svizzere del calcio italiano

Gli emigranti elvetici contribuirono in modo decisivo alla nascita e alla diffusione del football nel Bel Paese tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento

  • Un'ora fa
Il pallone usato nel primo campionato italiano disputato in una giornata l’8 maggio 1898 vinto dal Genoa
20:30

Le radici svizzere del calcio italiano – Prima Parte

Voci del Grigioni italiano 13.03.2026, 19:07

  • Musei di Genova
Di: Voci del Grigioni italiano/Diem 

Numerosi svizzeri ebbero un ruolo determinante nella nascita del calcio in Italia tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Dirigenti, allenatori, studenti e imprenditori furono veri pionieri. A loro si devono alcune delle fondamenta culturali, tecniche e organizzative di quello che sarebbe diventato uno degli sport più amati del Bel Paese. È una storia affascinante, fatta di migrazioni, incontri e scambi transfrontalieri.

Dalle Tre Leghe al Nord Italia

Le radici di questa presenza affondano già nel Settecento. Dopo il 1766, quando la Repubblica di Venezia espulse dal proprio territorio i cittadini del Libero Stato delle Tre Leghe, molti grigionesi emigrarono verso altre regioni del Nord Italia. Si dedicarono soprattutto alla pasticceria, all’albergheria e alla ristorazione, dando vita in alcuni casi a vere e proprie dinastie economiche. Tra queste, i Klainguti di Pontresina, i Coaz di S-chanf e i Buosch di Zuoz, il cui cognome fu poi italianizzato in Bosio.

Il pioniere Edoardo Bosio

Figura centrale è Eduard Johann Peter Buosch, noto in Italia come Edoardo Bosio, nato a Torino da famiglia engadinese. È considerato uno dei padri del calcio italiano. Dopo un periodo di formazione nel settore tessile a Nottingham, rientrò in Italia nel 1887 portando con sé palloni di cuoio e undici maglie rossonere del Notts County, club ancora oggi attivo. Come ricorda lo storico Fabrizio Calzia alla trasmissione Voci del Grigioni italiano, i protagonisti di quell’epoca erano spesso giovani benestanti, animati più da entusiasmo e curiosità che da spirito professionistico. Bosio fondò il Torino Football and Cricket Club nel 1887 e partecipò al primo campionato italiano nel 1898.

Genova, culla del calcio italiano

Il campo del Genoa realizzato nel quartiere di Marassi nel 1910, in un terreno da tempo adibito prevalentemente ad attività ippiche

Il campo del Genoa realizzato nel quartiere di Marassi nel 1910, in un terreno da tempo adibito prevalentemente ad attività ippiche

  • Musei di Genova

Un altro centro fondamentale fu Genova. In piazza Campetto vivevano due figure chiave: il medico inglese James Richardson Spensley e il vodese Henry Dapples. Dalla loro amicizia nacque l’idea di organizzare una delle prime sfide tra squadre di città diverse, culminata nella partita del 6 gennaio 1898 tra Genoa e Torino. Pochi giorni dopo, a Torino, nella boutique Old England di Adolf Jordan, prese forma la Federazione Italiana Football (FIF) — oggi FIGC — fondata ufficialmente il 26 marzo 1898. Come sottolinea Calzia, tra i fondatori non figurava neppure un italiano. L’8 maggio dello stesso anno si disputò il primo campionato nazionale, al Velodromo Umberto I di Torino: a vincere fu il Genoa, davanti a FC Torinese, Ginnastica Torino e Internazionale Torino.

Un calcio d’élite

Il Genoa campione d'Italia nel 1904. Dietro: Edoardo Pasteur, Karl Senft, James Richardson Spensley, Howard Passadoro, Paolo Rossi, Étienne Bugnion, Sutter (arbitro), Parodi (guardalinee). Davanti: Joseph William Agar, Giovanni Foffani, Henri Arthur Dapples, Montaldi, Ernesto "Enrico" Pasteur

Il Genoa campione d'Italia nel 1904. Dietro: Edoardo Pasteur, Karl Senft, James Richardson Spensley, Howard Passadoro, Paolo Rossi, Étienne Bugnion, Sutter (arbitro), Parodi (guardalinee). Davanti: Joseph William Agar, Giovanni Foffani, Henri Arthur Dapples, Montaldi, Ernesto "Enrico" Pasteur

  • Wikipedia/IFFHS

In origine, il football era uno sport elitario, praticato da nobili e borghesi. Le condizioni sociali dell’epoca rendevano difficile una diffusione più ampia. Non a caso, il primo campionato passò quasi inosservato: negli stessi giorni, a Milano, il generale Bava Beccaris reprimeva nel sangue le proteste popolari. La presenza svizzera fu significativa anche all’interno del Genoa. Edoardo Pasteur, di origine ginevrina e imparentato con lo scienziato Louis Pasteur, divenne una figura simbolo del club, ricoprendo ruoli che andavano da giocatore a dirigente e presidente. Altri svizzeri contribuirono allo sviluppo di club storici come Milan, Inter, Juventus e Bologna. Tra questi, il friburghese Louis Rauch, primo presidente del Bologna nel 1909.

Un’eredità dimenticata

23:03
La Palla Dapples. Il trofeo in argento fu realizzato a proprie spese dallo svizzero Henri Dapples, uno dei primi giocatori del Genoa e primo vincitore del campionato italiano. I suoi zii materni Jean De Fernex, Charles De Fernex e Eugène De Fernex furono tra i pionieri del calcio a Torino

Le radici svizzere del calcio italiano – Seconda Parte

Voci del Grigioni italiano 20.03.2026, 19:07

  • RSI

Simbolo di quell’epoca pionieristica è la “Palla Dapples”, trofeo d’argento istituito nel 1903 da Henry Dapples e oggi conservato al Museo del Genoa. Un reperto che testimonia legami profondi, oggi poco conosciuti. Come osservava Massimo Prati, autore del libro “Les Suisses, pionniers du football italien”, in un’intervista a SwissInfo non è un caso che la Svizzera abbia espresso numerosi protagonisti del calcio internazionale. Dopo l’Inghilterra, la Svizzera fu infatti tra i primi Paesi a praticare questo sport. Lo dimostra anche la precoce fondazione di diversi club: il San Gallo nel 1879, il Grasshopper nel 1886, il Servette nel 1890, il Basilea nel 1893, il Losanna e lo Zurigo nel 1896 e lo Young Boys nel 1898 — lo stesso anno del primo campionato italiano.

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