di Alberto Cerruti
Rigori benedetti o maledetti, secondo i casi. Rigori che dagli ottavi diventano decisivi, perché dopo due ore il pareggio deve trasformarsi in vittoria o sconfitta, in festa o disperazione. La storia dei Mondiali è piena di rigori trasformati o sbagliati durante i 90’, ma quelli indimenticabili sono tutti condensati alla fine dei tempi supplementari. Da quello fallito dal francese Bossis nella prima partita dei Mondiali conclusa ai rigori, nella semifinale Germania Ovest-Francia del 1982, all’ultimo (per ora) realizzato da Umana della Costa Rica contro la Grecia negli ottavi di domenica.
Tra le parate decisive di Schumacher e Navas sui tiri di Bossis e Gekas, purtroppo, c’è anche il record poco invidiabile della Svizzera che agli ottavi del 2006 in Germania, contro l’Ucraina, ha sbagliato tre rigori su tre con Streller, Barnetta e Cabanas, senza bisogno di calciarne altri perché ne erano bastati tre agli avversari per volare verso i quarti con l’Italia. La stessa Italia che poi ha vinto il Mondiale ai rigori contro la Francia, senza fallirne nemmeno uno nella serie finale grazie a Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero e Grosso. Una rivincita storica per l'Italia, che non aveva mai dimenticato la coppa persa ai rigori nel 1994, negli Stati Uniti, contro il Brasile.
Fu proprio quella la prima volta in cui un Mondiale si decise dagli undici metri e rileggendo la storia delle diciannove edizioni precedenti, aggiornata a oggi, si scopre che il Brasile non è più soltanto il paese dei grandi numeri 10, da Pelè a Neymar passando da Zico, ma è anche il paese di grandi portieri. Julio Cesar che a 34 anni prima piange per l'emozione e poi para due rigori a Pinilla e Sanchez, gettando le basi per la sofferta qualificazione contro il Cile che stava diventando un BraCile, è infatti il degno erede di Taffarel. Due volte su tre, dopo la prima negativa esperienza in Messico nel 1986 ai quarti contro la Francia, il Brasile ha vinto ai rigori: nel 1994 e nel 1998. E in entrambe le occasioni l'ex portiere del Parma è stato decisivo.
Tutti ricordano gli errori di Baresi e Baggio nella finale di Pasadena, ma tra il primo e l’ultimo rigore calciato fuori dai due azzurri, Taffarel aveva già parato quello di Massaro. Quattro anni più tardi, in Francia, ancora lui nella semifinale contro l'Olanda ha respinto le conclusioni di Cocu e R.De Boer, portando il Brasile alla finale poi persa contro Zidane e compagni. Taffarel-Julio Cesar è quindi ancora sul 3-2 (se consideriamo il numero di tiri dal dischetto intercettati) ma il Mondiale in Brasile non è ancora finito. E quindi occhio ai prossimi rigori.
Magari anche della Svizzera, che prima o poi dovrà prendersi la sua rivincita come l’Italia, per cancellare quel brutto record degli ottavi di otto anni fa. E se ci riuscisse, proprio agli ottavi, contro l’Argentina di Messi sarebbe ancora più bello. Anzi indimenticabile. Come tutti i rigori che hanno fatto, e faranno, la storia dei Mondiali.
Il giornalista della Gazzetta dello Sport Alberto Cerruti
Alberto Cerruti, da 40 anni a “La Gazzetta dello Sport”, ha seguito come inviato e prima firma del calcio otto mondiali, dal 1982 in Spagna al 2010 in Sudafrica. Attualmente collabora con la RSI, come commentatore in studio.







