Di Alberto Cerruti
Lacrime di rabbia, lacrime di paura, lacrime di dolore. In attesa di sapere chi lo vincerà, sappiamo già che questo passerà alla storia come il Mondiale delle lacrime, senza distinzione di età, Nazionale e continente. Cristiano Ronaldo, Pallone d’oro sempre più uscente dopo la precoce eliminazione, è il capitano ideale di questa inattesa squadra con gli occhi umidi. Vinta la Champions, il campione del Real Madrid sperava di essere protagonista con il suo Portogallo e invece niente. Anche lui ha mostrato di avere un cuore sotto il gel ed è tornato a casa subito come Nagatomo, che non è riuscito a nascondere l’emozione quando il c.t. Zaccheroni ha pronunciato il suo discorso d’addio al Giappone. Ma anche chi è andato oltre la prima fase ha pagato l’effetto-lacrima, prima di uscire tra gli applausi al rientro a casa. E allora precedenza allo svizzero Benaglio, il portierone che dopo due ore intense ed emozionanti già sognava di parare i rigori a Messi e compagni per superare finalmente la barriera degli ottavi. Perdere così, senza colpe, a una manciata di secondi fa così male che non bisogna vergognarsi di piangere.
Tra le tante, però, le lacrime simbolo di questo mondiale rimarranno quelle dello sfortunato Neymar, capace di battere in questa strana classifica persino il suo compagno Julio Cesar che aveva pianto in mondovisione prima di parare due rigori ai cileni. Neymar, il numero 10 più atteso, che sembrava un ragazzo sfrontato, senza paure, aveva già fatto le prove mentre ascoltava con gli occhi umidi l’inno del Brasile. Ma nessuno, tantomeno lui, poteva immaginare che quelle prime lacrime di umanissima tensione si trasformassero pochi giorni più tardi in lacrime di dolore e rabbia per l’infortunio contro la Colombia che lo ha messo definitivamente kappaò, stroncando il suo sogno di ragazzo, prima che di campione.
E così persino il pianto innocente e struggente di James Rodriguez, abbracciato e consolato dal brasiliano David Luiz dopo l’eliminazione della Colombia in quella stessa partita fatale a Neymar, rischia di passare in secondo piano, anche se i grandi pianti non si dimenticano come i grandi campioni. Non a caso, infatti, dopo vent’anni esatti nessuno ha ancora scordato le lacrime di Baresi, dopo il suo rigore sbagliato nella finale Mondiale contro il Brasile. Lui e Baggio, abbracciati al mito Riva sul prato di Pasadena, non volevano accettare di passare alla storia dei mondiali per i loro errori dal dischetto.
E invece la fotografia che rimane è proprio quella. Come rimane il ricordo di un altro pianto, quello pieno di rabbia e rancore di Maradona, dopo la sconfitta nella finale mondiale contro la Germania nel 1990 a Roma. Insultato da una parte del pubblico durante gli inni, Maradona se la prese con tutti. Ma almeno lui nella storia del Mondiale ci era già entrato da vincitore quattro anni prima. Tutti gli altri, invece, da Cristiano Ronaldo a Neymar aspettano e piangono ancora.
Il giornalista della Gazzetta dello Sport Alberto Cerruti
Alberto Cerruti, da 40 anni a “La Gazzetta dello Sport”, ha seguito come inviato e prima firma del calcio otto mondiali, dal 1982 in Spagna al 2010 in Sudafrica. Attualmente collabora con la RSI, come commentatore in studio.







