Un'immagine diventata ormai un'icona rossocrociata
Un'immagine diventata ormai un'icona rossocrociata (Keystone)

Quando il nostro calcio divenne grande

Dieci anni fa il trionfo ai Mondiali Under 17 della Nazionale Svizzera

Dall'inviato a Zurigo Marcello Ierace

Sono passati dieci anni da quello splendido oro mondiale Under 17 in Nigeria, che portò alla ribalta globale il calcio rossocrociato, non più come fenomeno di nicchia capace di qualche sporadico exploit, bensì come nuova, interessantissima, fucina di talenti. Giocatori come Granit Xhaka, Ricardo Rodriguez e Haris Seferovic, ancora oggi punti di forza della selezione elvetica maggiore e presenti in quello che si può definire "calcio che conta".

Un percorso che non fu certamente comune a tutti i partecipanti di quell'indimenticabile spedizione africana. Diversi (allora) giovani rossocrociati gravitano ancora oggi nei vari campionati professionistici ma alcuni sono assolutamente spariti dai radar. Questione di scelte, di fortuna forse ancora più che di talento. "Effettivamente dipende da tutte queste tre cose messe assieme - conferma anche Ricardo Rodriguez - Io sono contento della carriera che ho fatto. E oggi sono al Milan anche grazie al sostegno che ho avuto in particolar modo dalla mia famiglia".

Un destino inevitabile a qualsiasi latitudine. E in questo senso è piuttosto significativa - quanto clamorosa - l’involuzione nella carriera del nigeriano Sani Emmanuel. Miglior giocatore di quel Mondiale, venne subito acquistato dalla Lazio per poi essere girato alla Salernitana e, passando anche per Bienne, finì a giocare in Israele, Grecia e Svezia, senza però mai sfondare. Si ritirò così dal calcio nel 2015, a soli 23 anni…

Sono stati dei momenti molto belli, sono ricordi che mi rimarranno per sempre nel cuore Ricardo Rodriguez

Ma quella in terra nigeriana fu davvero un'avventura da brividi. Ancora più a ripensarci oggi. La squadra allenata da Dany Ryser fu capace di battere nei gironi di qualificazione il Brasile di Neymar per 1-0 con Ben Khalifa - sì proprio il Ben Khalifa che oggi gioca in Challenge League col Grasshopper - che infilò quello che è attualmente considerato il miglior portiere al mondo, Alisson. Poi negli ottavi la partita che diede probabilmente la svolta, la coscienza di essere un gruppo davvero eccezionale: il 4-3 ai supplementari sulla Germania di Mario Götze con ancora il rigore decisivo di Ben Khalifa al 116’. La cavalcata continuò con il 2-1 all'Italia, il 4-0 alla Colombia e quel conclusivo 1-0 alla Nigeria del 15 novembre 2009 (davanti a 60'000 spettatori ad Abuja) con la rete di Seferovic che valse il titolo mondiale. Il primo trionfo planetario per la piccola Svizzera, che da quel momento divenne un po' meno piccola.

 

 

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