Di Giancarlo Dionisio
Dalla sagra del bradipo a quella del ghepardo. Il Giro si riscatta dalla lentezza di ieri. Dieci km all'ora in più e 9'000 metri di lucida follia. In quella che avrebbe dovuto essere una scampagnata domenicale verso Cagliari, quando quasi tutto lasciava presagire la prima volata a gruppo compatto, la Quick Step piazza il trappolone.
Il ventaglio stretto è micidiale, da manuale, da mostrare ai ragazzini. È una mossa letale. Ci cascano tutti. La Quick Step è una multinazionale, tant'è che davanti spingono come locomotori un lussemburghese, due belgi e due argentini. La cultura della squadra è tuttavia belga - profondamente belga - forgiata da un general manager rotto a mille battaglie come Patrick Lefévère, e da direttori sportivi abituati a giocarsela con le intemperie come Wilfried Peters e Davide Bramati.
Il finale di corsa sospinge il gruppo in una sorta di parco eolico, dove il Dio del vento dispensa le sue poderose folate che regalano 13" a Jungels nei confronti di tutti i pretendenti alla classifica finale, sottraggono 5' e 22" a Rohan Dennis, il co-leader della BMC, travolto da una delle folate, e soprattutto adagia sulle spalle di Fernando Gaviria la sua prima maglia rosa.





