dall'inviato a Copenaghen Federico Fiorito
La vita di una squadra di hockey, per certi versi, è davvero dura. All’indomani della grande impresa di Herning, la Svizzera non può infatti godersi più di tanto la soddisfazione di aver battuto la Finlandia, ma è costretta a ritrovare energie e concentrazione per il prossimo impegno, nella semifinale dei Mondiali, contro il Canada (sabato alle 19h15 in diretta su RSI LA2, in streaming e su Rete Uno). Ovviamente ci sono cose più dure nella vita, ma questo, nello sport, è un aspetto cruciale che mostrerà il grado di maturità e di determinazione della nostra Nazionale.
Contro i nordamericani del “nemico pubblico numero uno” Connor McDavid (5 gol e 11 assist in 8 partite qui in Danimarca), i ragazzi di Fischer dovranno estrarre dal cilindro la stessa prestazione rigorosa e intensa di giovedì, per potersi giocare le loro chance. “Siamo focalizzati sull’obiettivo – ha ripetuto il coach oggi pomeriggio – Siamo contenti di essere tornati a Copenaghen, ma non basta. C’è una partita molto importante e noi dobbiamo prepararci bene e lottare”.
La squadra è simile a quella del 2013 ma forse un po' più matta. Però c'è fiducia e ci sono i leader come a Stoccolma
Patrick Fischer
In pista nella Royal Arena, attorno alle 17h30, si sono visti soltanto i tre portieri accompagnati da Frick, Fora, Genazzi, Riat e Baltisberger. Gli altri, esattamente come alla vigilia dei quarti, sono rimasti in palestra. Ancora ventiquattro ore circa e il ghiaccio stabilirà il proprio verdetto, decidendo se la Svizzera proseguirà la sua avventura come nel 2013, o se dovremo "accontentarci" di una finalina per il terzo posto.
Mondiali, le dichiarazioni di Patrick Fischer (18.05.2018)
RSI Sport 18.05.2018, 21:51

