Hockey

Lugano e il prezzo da pagare

Adesso ai bianconeri serve onestà con se stessi

  • 11.03.2015, 10:29
  • Ieri, 14:12
Il Lugano di capitan Hirschi non può più permettersi di sbagliare

Il Lugano di capitan Hirschi non può più permettersi di sbagliare

  • Ti-Press
Di: RSI Sport 

di Alessandro Tamburini

Dopo gara-4 avevamo scritto: "L’hockey è uno sport onesto", il credo, il motto, di Patrick Fischer. Ebbene, dopo gara-5 facciamo nostre le stesse parole: l’hockey è uno sport onesto, ed onestamente il Ginevra ha ripreso possesso della serie con una partita perfetta. Perfetta perché giocata senza Romy, Rivera, Lombardi e lo squalificato Picard in attacco, con Douay promosso in terza linea ed il 17enne Impose a tenere il ghiaccio dignitosamente. Duelli individuali vinti (ad immagine dello 0-2), sacrificio, essenzialità.

E il Lugano? Poco onesto con se stesso. A mirarsi nello specchio come accaduto più volte (a Rapperswil sul finire della stagione ad esempio), a non imparare la lezione, quella dell’umiltà, dove i playoff sono una trincea ed è lì che bisogna “decidere di pagare” il prezzo per emergere. Delle 5 sfide col Servette la quinta è stata la peggiore. In assoluto. E l’assalto finale ha fatto capire che con un’altra mentalità la partita poteva e doveva essere un continuum delle 4 precedenti. Comprese quelle perse in modo rocambolesco.

Certo, una steccata ci sta, seppur pesante, ma adesso serve la prova di maturità. E parte dal capire i propri limiti e non beatificarsi delle proprie qualità. I difensori facciano i difensori. Fisicamente sull’uomo, non a rincorrere il disco, a danzare in attacco come Kpargahi in occasione dell’ 1-3. Impostazioni semplici, e soprattutto far correre il disco. Il Lugano concede in media 5 chili all’avversario, il più pesante della Lega contro l’11o. Sotto pressione il disco viaggia, la velocità è la soluzione, non le artistiche ed infruttuose serpentine individuali.

In attacco la forza sono ritmo e velocità, il sacrificio alla McLean (al di là della doppietta) non è nelle corde di Pettersson, Klasen o Filppula. Neppure l’incaponirsi in sterili individualismi. L’equilibrio a volte conta più del credo filosofico. Prova ne sono gli sciagurati (e decisivi) gol in shorthand: 4 in 5 partite, e 2 in gara-5. Andersson (giovane e di talento, ma incapace adesso di leggere queste situazioni, né carne né pesce per orchestrare il powerplay e garantire copertura) è l’emblema di un cerchio che non si chiude se il meccanismo non è perfetto, nascondendo i difetti di una squadra che appena si dimentica proprio dei suoi difetti si crede troppo bella per essere davvero vincente.

L’hockey è uno sport onesto. Ed il Lugano sia onesto con se stesso per tornare alle Vernets con quello spirito utile a cancellare, mascherare, i propri difetti. Come dopo Rapperswil, coi successi su Berna e Zurigo. O la stagione finirà come il ballo con una donna attraente. T’innamori, la sogni, la ammiri, la apprezzi, ma alla fine dopo tante teorie vai in bianco mentre lei si è fatta stregare dal pratico, diretto, sornione e anche velenoso, avversario di turno. Meno bello. Ma decisamente più fedele a se stesso.

NL A, Lugano - Ginevra (10.03.2015)

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