Il 25enne comasco
Il 25enne comasco (freshfocus)

"Non è ideale togliere il pubblico né fermarsi"

Morini va avanti e non giudica, "ma forse avremmo potuto seguire altri esempi"

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di Federico Fiorito

Dopo le nuove disposizioni del Consiglio federale e la scelta della Lega di portare avanti la stagione almeno per un altro mese, lo stato di incertezza che questa pandemia porta con sé sembrava - appunto almeno fino al primo dicembre - poter lasciare spazio a un po' di serenità per quel che riguarda la programmazione dell'hockey. E invece, tra quarantene preventive e quarantene definitive, il caos regna più che mai sovrano e il calendario dovrà essere costantemente riscritto fino a che si calmeranno le acque. E per fortuna che è stata mantenuta la pausa originariamente dedicata alle Nazionali, così da permettere a tutti i club alle prese con i contagi di ripresentarsi normalmente il 10 novembre per un nuovo inizio a ranghi completi. Finché durerà.

Ma come vive uno sportivo questo clima di incertezza? "Ammetto che non è ideale per me personalmente, ma in generale per tutta la Lega, però concretamente non possiamo farci niente, se non comportarci con responsabilità per cercare di dare il nostro contributo - ha dichiarato con un certo fatalismo Giovanni Morini - Per uno sportivo non è ideale né giocare senza pubblico, né fermarsi per un certo periodo. Perciò andiamo avanti adeguandoci alle decisioni".

Guardando l'esempio del calcio in Italia sorgono dei dubbi che avremmo potuto copiare Giovanni Morini

Un caos, il nostro a livello sportivo, che non stanno vivendo, per esempio, i grandi campionati di calcio europei. In Svizzera ormai da quasi dieci anni, il 25enne comasco non ha voluto però criticare le scelte messe in atto in Svizzera: "Non spetta a me commentare il nostro protocollo, anche se effettivamente sembra che in Italia le cose funzionino. Sono decisioni prese da professionisti, che hanno più competenze di me, quindi mi rimetto come tutti nelle loro mani".

 

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