dall'inviato a Copenaghen Federico Fiorito
Non sono in tanti, arrivano alla spicciolata verso la Royal Arena e non fanno nemmeno tutto il chiasso dello scorso weekend, quando affrontavamo in mezzo al girone la Russia e la Svezia. Si confondono per colori con i canadesi e si diluiscono, tutti, nel mare giallo degli svedesi che hanno appena battuto gli Stati Uniti per 6-0 e si preparano ad unirsi ai nostri per tifare Svizzera.
Sorprende vedere la quiete prima di una semifinale mondiale. Forse c’è preoccupazione, c’è tensione. Forse si vuole aspettare di vedere cosa succede sul ghiaccio, come se la giocano i ragazzi di Fischer. Il Canada è pur sempre il Canada e la posta in palio è alta. Scoccato il sessantesimo, suonata la terza sirena senti allora il fragore, senti i cori, senti l’incitamento. Non si sono moltiplicati, sia ben chiaro. Escono alla spicciolata esattamente come erano entrati, ma sostano, cantano e attendono.
Attendono la squadra uscire dagli spogliatoi per dirigersi verso il vicino albergo, fanno sentire il loro calore ai giocatori, che purtroppo devono sgusciare via: c’è una notte da dormire e una finale da giocare. Fischer riceve l’applauso più grande; con il passare dei minuti anche i più stoici desistono e quando escono Hofmann, Scherwey e Haas ormai il gruppo è più che dimezzato. Fora lo fermano al controllo antidoping, spunta, da solo, a mezzanotte inoltrata e ad accoglierlo ci siamo noi e Noele Trisconi, piombato a Copenaghen, come tanti altri tifosi rossocrociati, senza un biglietto per la finale.
La Svezia giocherà in casa stasera, come sempre in questo Mondiale danese, ma dopo, comunque vada, anche i nostri ritroveranno di nuovo l’affetto e il calore del proprio pubblico per l'aver compiuto un vero e proprio miracolo sportivo.
Mondiali, il calore del pubblico rossocrociato (20.05.2018)
RSI Sport 20.05.2018, 14:56




