di Giampaolo Giannoni
A come arbitri: sbagliano. L'impressione è che non sappiano cambiare marcia nei playoff contrariamente a quanto fanno i giocatori. Non è malafede ma un punto sul quale i direttori di gara e chi per loro dovranno riflettere e lavorare.
B com Blum: il miglior difensore della finale. Veloce, fisico, lucido, carismatico, l'Erik Karlsson con passaporto rossocrociato.
C come Capitano: Martin Plüss va protetto come i panda, anzi, come gli orsi ahimé abbattuti spesso sulle Alpi. Un patrimonio del nostro hockey. Ogni sua partita è un potenziale DVD da mostrare ai ragazzi che sognano il professionismo.
D come Doug: Shedden ha preso il Lugano ultimo. Ha plasmato l'ottimo materiale a disposizione dando forma a una squadra con la "s" maiuscola. Tutti hanno accettato i ruoli, magari scomodi, per il bene del gruppo. In finale non ha trovato il modo di fermare il Berna, ci riproverà...
E come Elvis: lo attendono anni di gloria. Semplicemente immenso. Il suo limite è il cielo, proverà a raggiungerlo con il Lugano la prossima stagione volando, ancora, sotto la Nord. Poi verosimilmente un altro volo, verso la NHL, dalla quale, via Bienne, dovrebbe arrivare il suo sostituto...
F come Fazzini: che gara-5 abbia segnato la svolta nella carriera del talento del Mendrisiotto? Dipenderà da lui e dalle opportunità che saprà conquistarsi. Il "Fazz" di ieri vale fiducia e un posto fisso nelle prime due linee dove la concorrenza, all'ala, è spietata. Affaire à suivre.
G come giustizia: gli arbitri sbagliano, ok, comunque meno di certi attaccanti, ma la giustizia sportiva lascia sconcertati. Un colpo alla testa non può valere una giornata. O zero o sei. Il "taja e medega" fa male all'hockey più di un cross-check.
H come Helbling: alla fine ha vinto titolo, "duello" con Lapierre ed ha anche trovato nello Zugo un nuovo datore di lavoro. Era più facile il sei al lotto...
J come Julien: ma anche come Steve, Philippe e Alessandro. I quattro veterani della difesa bianconera hanno giocato un playoff fatto di cuore, sudore, grinta e volontà. Tutti meritano il massimo dei voti e... una mano per l'anno prossimo. Arriverà dal mercato estero...
K come Klasen: magico, ma lo sapevamo. Il genio in finale è stato però anche molto di più, sacrificandosi per la squadra, chiudendo check, lottando alle assi, in barba (rossa) a chi ne ha criticato l'indole nel suo primo anno in Svizzera.
I come internazionale: la Coppa Spengler ha indicato la via, la Champions il prossimo anno sarà un passo ulteriore. Confrontarsi con altre realtà fa bene, eccome, per il campionato. Che non di solo Langnau vive l'uomo...
L come Leuenberger: preso in corsa, quasi licenziato, campione svizzero. Chapeau.
M come Mantegazza: Vicky voleva la semifinale ed ha sfiorato il titolo, quel titolo che non è un sogno ma un obiettivo. Il presidente ed il club hanno capito come si fa, l'avventura è iniziata, il bello deve ancora venire.
N come numeri: quelli sul ghiaccio contano più di quelli delle statistiche, tanto (troppo) vivisezionate dagli addetti ai lavori.
O come overtime: su dodici partite vinte nei playoff, undici volte il Berna si è imposto con una rete di scarto. Cinque overtime tutti vinti così come vinta è stata l'unica serie di rigori a cui sono arrivati gli orsi. When the going gets tough...
P come pubblico: spettacolare la Resega in finale. E se in gara-3 qualcuno è andato lungo, gara-5 ci consegna un tifo caldo, partecipe e maturo. Applausi meritati ai vinti e rispetto per i vincitori.
Q come quarta linea: grande tema di discussione da bar per la gioia di chi ama i "se" ed i "ma". Obbligo o filosofia alla base della scelta di Shedden? Futuro e mercato daranno la risposta...
R come Randegger: Gian Andrea. Quando Benoît Laporte ad Ambrì lodava le sue "grandi mani" nel senso della tecnica, lo abbiamo preso in giro tutti. Beh ora quelle grandi mani hanno sollevato la coppa. Che avesse ragione Laporte?
S come svedesi: ma anche come stranieri e come Stepanek. I primi hanno deliziato ma spesso fuori sincrono. Su uno, giù l'altro insomma, ad immagine del primo Martensson e dell'ultimo Pettersson. Peccato. Alimentano i "se" i "ma" e i rimpianti. Lapierre da solo ha battuto lo Zugo, poi le altre squadre hanno visto il bluff. Il Berna quando ha avuto tutti a bordo, a partire dall'immenso Ebbett ha fatto, anche così, la differenza. Stepanek? Ha suonato lo stesso rock'n roll di Elvis.
T come ticinesi: leader affermati come Sannitz e Chiesa, rampanti come Bertaggia, "adottivi" come Vauclair, Hirschi, Elvis, Reuille, Morini, Hofmann, in crescita come Fazzini, Sartori, Romanenghi, Dal Pian. Anime del gruppo, soprattutto ai giovani andrà trovato un ruolo, magari fuori le mura.
U come Ulmer: il difensore più creativo, l'unico che consente al Lugano di attaccare da centropista e non partendo da dietro la gabbia. Ricordiamo questo e non l'errore sul GWG di Roy.
V di verba volant: se ne dicono di tutti i colori i primattori, sul ghiaccio e fuori. Alcuni ne fanno un'arma impropria, come Lapierre. Alla fine si scopre che l'arma è a salve. E sono pacche sulle spalle, abbracci e strette di mano. Parte del gioco, parte dell'hockey e del suo fascino. Chi non lo capisce giochi a scopa, inventata da quattro muti ma a volte persino più violenta, nelle peggiori osterie di Caracas.
Z come ZSC: cosa c'entrano? Beh per chi vuol vincere il titolo, da due anni, sono l'esempio da NON seguire. Arrivederci a settembre!
Il commento di Omar Gargantini (Radiogiornale 13.04.2016, 08h00)
RSI Sport 13.04.2016, 09:53
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