Hockey

Un centro è la scelta giusta!

Ecco perché a Lugano si è puntato su Lapierre

  • 26.01.2016, 19:25
  • 4 maggio, 15:05
Subito in pista per l'allenamento

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  • Ti-Press
Di: RSI Sport 

di Alessandro Tamburini

L’arrivo di Maxim Lapierre a Lugano fa discutere. Più partiti si sono formati: i soddisfatti, coloro che rimpiangono già Filppula e chi invocava invece un difensore.

La scelta di sacrificare il finlandese era chiara fin dall’arrivo di Stapleton, con Filppula spesso in sovrannumero. Il suo apporto a Lugano è stato inferiore alle attese, nonostante 56 punti in 69 partite. Non tanto dunque per la sua produzione numerica, ma per l’impatto sul gioco del Lugano. Sacrificato Brett McLean il Lugano non ha trovato in Martensson il sostituto del canadese, ma un giocatore dalla caratteristiche diverse. Ecco dunque l’idea Lapierre, per dotarsi di un giocatore “two ways”, forte dunque anche difensivamente e nello slot; chili e potenza. Non uno scorer di razza (0,22 punti di media in NHL nelle sue quasi 700 partite giocate), ma il tentativo di dotarsi di un giocatore stile Adam Hall, Ryan Keller o Jim Slater.

Tentativo, ovviamente, perché solo il ghiaccio dirà se la scelta è stata vincente. Discorso diverso invece per l’auspicato - da molti tifosi bianconeri - difensore straniero. Per come è costruito questo Lugano, con le lunghe assenze di Steinmann e Morini inoltre, è imprescindibile la scelta di avere due centri stranieri, ruolo troppo delicato negli equilibri della squadra. Così, con Klasen e Pettersson intoccabili come ali, nonostante gli infortuni di Furrer e Chiesa, il difensore straniero andrebbe a creare un disagio offensivo (e non solo, perché il centro dagli ingaggi ad ogni dettaglio di gioco è il fulcro del gioco) importante. Sperando che la coppia Furrer-Chiesa, su cui Shedden ha investito tanto, al punto di utilizzarla a volte anche 35 minuti a partita, si ricomponga in fretta. Perché così, la coperta difensiva è cortissima, salvo nuovi innesti svizzeri. E le vittorie si costruiscono con la difesa. Intesa, ovviamente, come concetto. A partire da centri “two ways”, solidi, fisici e lavoratori a tutta pista.

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